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Diario


18 novembre 2005

ARTICOLO 2

LA REPUBBLICA RICONOSCE E GARANTISCE I DIRITTI INVIOLABILI DELL'UOMO, SIA COME SINGOLO SIA NELLE FORMAZIONI SOCIALI OVE SI SVOLGE LA SUA PERSONALITA' , E RICHIEDE L'ADEMPIMENTO DEI DOVERI INDEROGABILI DI SOLIDARIETA' POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE. A me francamente sembra un articolo bellissimo. Pur tuttavia non posso non notare ( prendo spunto anche dalle parole che ho letto recentemente in un' intervista rilasciata dall'amico Panther ) come , purtroppo, nella societa' di oggi si sia di fatto perduta la cognizione di una corrispondenza biunivoca per cui a ogni diritto corrisponda un dovere, e viceversa ( e poco importa se tale concetto ci provenga da una tradizione liberale, cristiana , socialdemocratica o da altre culture politiche, etiche o religiose). Aprire un dibattito sulle cause ci impegnerebbe per anni. Altresi', secondo voi , quali sarebbero le soluzioni per ovviare a tale problema ?




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11 novembre 2005

ARTICOLO 1

L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA, FONDATA SUL LAVORO. LA SOVRANITA' APPARTIENE AL POPOLO, CHE LA ESERCITA NELLE FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE. Se non sbaglio colui che ideo' materialmente tale articolo fu Amintore Fanfani , ( 1908-2000) , esponente democristiano per sei volte ( fra il 1954 ed il 1987) presidente del Consiglio. Ora , a me se qualcuno mi definisce come " laburista" mi fa un complimento. Chiedo a voi , come dibattito: preferireste un articolo che dicesse cosi' : " L' Italia e' una repubblica fondata sulla liberta' del popolo " ? oppure : " L'Italia e' una repubblica fondata sulla liberta' e sulla giustizia sociale " ? oppure: " l'Italia e' una repubblica fondata sulla promozione del valore-uomo " ? NB Non necessariamente le proposte che scrivo ( e che proporro' solo per taluni articoli, in altri pubblichero' gli articoli attuali lasciando totale liberta' di commento a voi lettori) le condivido oppure le ritengo migliore del testo attualmente in vigore. Altresi' lo scopo e' quello di offrire un ventaglio di possibilita' piu' largo anche alo scopo di stimolare un dibattito il piu' possibile ricco e corposo.




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4 novembre 2005

RIAPERTURA BLOG

Cari lettori, dopo quasi 6 mesi ho deciso di riaprire il blog. Spero non mi abbiate del tutto dimenticato. Pur tuttavia ho deciso di non riaprirlo uguale nei contenuti a come l'avevo lasciato . Nella fattispecie intendo impostare la nuova attivita' del blog ponendo al cento di utto la Costituzione. Citando un esponente ( conservatore) del post-Risorgimento, Sidney Sonnino, mi verrebbe da dire " torniamo allo Statuto". Solo che egli intendeva una stretta reazionaria verso una monarchia piu' costituzionale che parlamentare dello Statuto Albertino del 1848 mentre io , piu' modestamente, vorrei aprire un dibattito sulla Costituzione repubblicana del 1946-1948 discutendo articolo per articolo ( tralasciando quelli piu' tecnici o quelli piu' transitori) per sapere da voi se quel singolo articolo vada difeso a spada tratta, vada ( e se si' come ) parzialmente modificato, se vada abrogato e aggiornato o se addirittura, a distanza di quasi sei decenni, tale articolo vada ancora attuato. Prometto che io cerchero' di influire poco nel dibattito e soprattutto prometto che chi proporra' la difesa di un singolo articolo non sara' bollato come un dinosauro conservatore cosi' come chi ne proporra' modifiche non sara' accusato d'essere un pericoloso golpista. So che impostazioni simili sono state fatte anche da latri blogger , pur tuttavia il mio lavoro vorrebbe andare oltre un discorso di sola conoscenza-testimonianza. Vorrebbe ambire a darvi la parola in un contesto dinamico e di confronto. Io ogni 8-15 giorni ( a prescindere dagli impegni ) pubblicherei un articolo della Costituzione e poi lascerei a voi la parola per discuterne assieme. Che ne dite : vi interessa ?




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13 maggio 2005

DIRADO ATTIVITA' BLOG

Cari lettori,
come avrete potuto vedere da un po' di tempo a questa parte ho diradato l'attivita' sul blog.
L'accavvallarsi di troppi impegni richiede purtroppo dolorose rinunce.
Con questo non voglio annunciare una chiusura totale del blog ( anzi se in futuro avro' disponibilita' di tempo maggiori non e' escluso che il blog torni ai livelli, perlomeno quantitativi, di qualche tempo fa).
I prossimi 18 mesi si preannunciano ricchi di carne al fuoco ( dai referendum fino all'autunno del 2006).
Ogni tanto quindi scrivero' qualche post nelle adiacenze di avvenimenti e appuntamenti importanti, il prossimo probabilmente in vista della volata verso i referendum PMA.
Purtroppo ( e me ne dispiace) risultano parallelamente ridottissimi i tempi per attivita' di lettura e di commento ad altri blog.
Mi dispiace ( anche qui in presenza di possibilita' di migliore gestione dei tempi cerchero' talvolta di rimediare).
A risentirci presto.
Michele.




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29 marzo 2005

SIAMO TUTTI SOCIALISTI ?

Questo post a onor del vero mi e’ stato ispirato in due tempi prima da un editoriale di Antonio Polito, apparso non pero’ sul Riformista bensi’ a “Porta a porta” e in seguito da un post di Invarchi.
La questione verte sul fatto che ormai in Italia, a sinistra i “ socialisti” hanno superato i “ comunisti”.
L’editoriale ed il post erano ambedue a margine dei congressi nazionali rispettivamente dei DS a Roma e del PRC a Venezia.
Polito diceva che il congresso diessino d’inizio febbraio “ sembrava un congresso del PSI “ .
Probabilmente hanno aiutato in tal senso le moltissime citazioni di leaders delle socialdemocrazie europee nella relazione introduttiva di Piero Fassino con nell’ultimo giorno l’estensione a leaders socialisti italiani ( fra cui Bettino Craxi).
O forse anche la scenografia con la rosa stilizzata a spirale nelle adiacenze del podio congressuale.
Ma al di la’ di questi elementi e’ pacifico che pur con incertezze, timidezze , riluttanze di vario genere ormai i Democratici di Sinistra sono un partito pienamente inserito nel filone del socialismo italiano ed europeo .
L’appartenenza al PSE e all’Internazionale Socialista ma anche le modalita’ di governo locale in molte amministrazioni di enti locali ( preesistenti in tal forma invero anche al tempo del PCI ) e volendo pure l’esperienza con il passaggio al governo nazionale nel quinquennio 1996-2001 ed anche i contenuti ( salvo talvolta financo scavalcare in “ moderatismo” la stessa esperienza socialista) fanno ormai parlare di un partito di tipo socialista.
Certo, esistono specie a livello di ex “ correntone” sacche di nostalgia, di riflesso condizionato alla parola “ socialista” ma a mio parere oltre al dato numerico minoritario si tratta perlopiu’ di nostalgia del PCI che non del comunismo ( capisco che l’espressione possa apparire in parte paradossale).
Quel che forse e’ meno dibattuto e’ che ormai anche il PRC a mio parere si configura politologicamente come un partito “ socialista” .
Certo qui esiste un largo strato nella minoranza del partito che magari ha nostalgia di Giuseppe Stalin o di Leone Trockij pero’ se analizziamo le recenti svolte impresse da Fausto Bertinotti e lo stesso risultato congressuale che ha dato al segretario circa il 60 % dei suffragi alla sua mozione capiremmo che davvero qualcosa e’ cambiato.
Il PRC non e’ piu’ il partito di resistenza alla mutazione del PCI ( quello e’ semmai il PDCI di Armando Cossutta e Oliviero Di liberto.
E del resto scusate: ma che cosa hanno di comunista lo stesso Fausto Bertinotti e Sandro Curzi ? che cosa ha di comunista la recente politica di Nicky Vendola o la direzione di Liberazione affidata a Piero Sansonetti? Si possono definire comunisti l’avvocato Giuliano Pisapia e la nostra amica Vecuvia ?
Intendiamoci, magari loro stessi si offenderebbero o non accetterebbero semanticamente e sostanzialmente quel che sto scrivendo.
Chiarisco allora meglio il concetto espresso: che cosa hanno in comune essi con l’esperienza politica e storica del comunismo cosi’ come e’ stato declinato nel Novecento, partendo dal viaggio in treno di Lenin da Zurigo verso la Russia nel 1917 e chiusasi con la bandiera rossa ammainata dal Cremlino nel dicembre del 1991 ?
A mio parere pochissimo o nulla.
Altresi’ hanno di fatto molto a che spartire con una propria interpretazione del socialismo che affonda le proprie radici nell’Ottocento piu’ che nel “ secolo breve” e che punta a ridefinirsi e a rideclinarsi nel XXI secolo.
Capisco che cio’ che scrivo e’ forse un pochettino “ pesante” poiche ‘ in un periodo in cui vengono dichiarate morte tutte le ideologie va a toccare il grumo di vissuto che spesso e’ seminascosto all’interno del dibattito sulle culture politiche del nostro tempo.
E pur tuttavia le domande sporgono spontanee: si e’ forse avverata la famosa profezia che Filippo Turati lancio’ al congresso della scissione dei comunisti dal PSI a Livorno nel 1921 quando disse che un giorno i comunisti che allora si staccavano dalla casa madre un giorno si sarebbero ridefiniti ( di forma o di sostanza) “ socialisti” ?
Ha ragione allora Ugo Intini a parlare di “ Grascia capta ferum coepit” nel dare una chiave di lettura diversa rispetto a chi sbraita e spesso sproloquia di complotti e congiure nel descrivere il finale di partita della “ guerra civile a sinistra” che ha dilaniato lo stesso popolo della sinistra stessa lungo quasi tutto il corso del XX secolo?
Si puo’ forse dire che anche in Italia e’ di fatto avvenuto cio’ che e’ avvenuto un quarto di secolo fa in Francia con la modificazione dei rapporti di forza all’interno della “ gauche” operata sopratttutto ad opera di Francois Mitterrand ?
Certo se tutto questo e’ avvenuto lo sarebbe per vie traverse , in maniera anomala ( “ all’italiana” mi verrebbe da dire ) con la maggior parte di questi partiti e movimenti che hanno forse spesso perso forza elettorale ( un tempo i partiti della sinistra storica italiana erano a un passo dal 50 % dei consensi) anziche’ aumentarne o anche analizzando la cosa semanticamente non si puo’ non notare come quasi nessuna di queste organizzazioni usi il termine “ socialista” o “ socialdemocratico”.
Eppure io non posso non far cercare di risaltare la cosa dal punto di vista del sostanzialismo politico.
Per cui a mio parere il dibattito e’ aperto.
Mi piacerebbe sapere voi che cosa ne pensiate.




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25 marzo 2005

FESTIVITA' PASQUALI

In occasione delle festivita' pasquali questo blog augura i migliori auguri di buone feste a tutti i bloggers , commentatori , lettori ecc... estendondoli anche a rispettive famiglie, mogli, mariti, fidanzati/e, amanti ecc... augurando giornate serene e di felicita'.




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16 marzo 2005

DONNE & POLITICA

L’ 8 marzo scorso e’ stata festeggiata, come da tradizione, la Festa della donna.
Festa importante ( e che forse andrebbe celebrata meglio , perlomeno con un tantino di riflessione in piu’ anziche’ magari con serate in cui domina o e’ pressocche’ integrale il lato del divertimento, pur ammettendo che anche questa, a modo suo, puo’ esser vista come forma di liberta’).
Un aspetto che colpisce e’ certamente il rapporto “ donne-politica” riferito al nostro Paese . Una statistica elaborata nel 2000 ( quindi pochissimo tempo fa) dalle Nazioni Unite ci dice che la percentuale di seggi occupati da donne in Italai e’ del 10 %.
Fa specie il confronto con altre nazioni occidentali.
Il 43 % della Svezia, ad esempio, ma anche il 37 % di Danimarca e Finlandia, il 36 % della Norvegia , il 35 % dell’Islanda, il 34 % della Germania ( bella la segnalazione la scorsa settimana sul Corriere della Sera in cui veniva citato il caso dell’europarlamentare liberale Silvana Koch-Mehrin che ha posato con il pancione di 7 mesi sulla copertina di “ Stern”) , il 33% dell’Olanda.
Ci battono Inghilterra ( 17% ) , Stati Uniti ( 12 %) e Israele ( 12 %).
E non ci crederete ma siamo preceduti pure dal Botswana ( 17 %) , dal Messico ( 18 %) , dal Venezuela ( 27 %).
Sono dati poco piacevoli da commentare .
E anche a livello di elezioni regionali del prossimo aprile i dati sono davvero poco incoraggianti.
Nel raggruppamento del centrosinistra le candidate alla carica di presidenti regionali sono 2 .
Come cinque anni or sono.
La brava Maria Rita Lorenzetti si ricandida ,da uscente, alla carica di presidente della regione Umbria.
Un'altra esponente dei DS , Mercedes Bresso, gia’ presidente della provincia di Torino ( vi ricordate la polemica sulla “ casalinga a Bruxelles” di Gianni Vattimo ?) contende al forzista Enzo Ghigo la guida del Piemonte.
Impresa in cui un lustro fa si cimento’ senza successo Livia Turco.
E inoltre il clima e’ stato reso , sulla riva sinistra, ancora piu’ velenifero da alcune dichiarazioni assurde, pretestuose e maschiliste di taluni giornalisti ( pronti a inalberarsi per cause che coinvolgono molte meno persone) vicini a duna parte della sinistra contro Ritanna Armeni ( pe ril suo stile di conduzione a “ Otto e mezzo” considerato troppo addomesticato nei confronti di Giuliano Ferrara).
Nel campo del centrodestra il panorama e’ desolante a dire poco.
Si era parlato di possibili candidature di Isabella Bertolini ( la pasdaran berlusconiana di FI) in Emilia Romagna e di Erminia Mazzoni ( UDC) in Campania.
Situazioni oggettivamente piuttosto difficili ma che comunque forse sarebbe valso la pena di affidare a una donna.
E invece niente di niente.
E non basta il fatto che tutto cio’ che c’e’ a destra di AN e’ sostanzialmente monopolizzato da Alessandra Mussolini ( di fatto l’unico segretario di partito in Italia) .
Troppo poco.
Maledettamente troppo poco.
Molti ( anche fra i bloggers) pronosticano per le elezioni presidenziali americane del 2008 una sfida fra Hillary Rodham Clinton e Condoleezza Rice.
Francamente io non sarei cosi’ ottimista ( anche analizzando il substrato profondo delle indicazioni elettorali del novembre scorso).
Se dovessi fare una previsione piuttosto che un auspicio direi che ai nastri di partenza vi saranno due uomini sia nelle file dell’ “ asinello” che in quelle dell’ “ elefante”.
Io di mio faro’ il tifo per Maria Rita e Mercedes pur non avendo la residenza ne’ in Piemonte ne’ in Umbria .
E continuo a sostenere le buone ragioni di 4 SI’ ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita ( a proposito, a quando la data ? ) .
Nel contempo non posso non invitare tutti ( e soprattutto tutte) a riflettere e a operare per fare si’ che il rapporto DONNE & POLITICA non sia come quelle di due rette parallele ( stile binari del treno) che mai si intersecano rendendo di fatto povere e asfittiche le nostre societa’.




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1 marzo 2005

XV ANNIVERSARIO

Cade in questi giorni ( per la precisione la data esatta era il 24 febbraio) il quindicesimo anniversario della morte di un grandissimo leader della storia del movimento socialista nonche’ della storia tout court di questo Paese.
Il 24 febbraio del 1990 moriva infatti a Roma Sandro Pertini , presidente della Camera dei Deputati dal 1968 al 1976 e Capo dello Stato dal 1978 al 1985.
Ora , sono tanti i “Pertini” che potrei ricordare in questo post.
Il Pertini giovanissimo avvocato socialista riformista, sulla linea cioe’ di Filippo Turati e Giacomo Matteotti, il Pertini coerente e fierissimo antifascista ( e per questo motivo conobbe esilio, carcere e confino) , il Pertini leader partigiano, il Pertini che piu’ di tutti cerco’ di scongiurare la scissione socialdemocratica consumata fra Nenni e Saragat in quel di Palazzo Barberini nel 1947, il Pertini impeccabile sullo scranno piu’ alto di Montecitorio in anni sostanzialmente molto intensi.
Eppure e’ di alcuni aspetti del Pertini presidenziale che vorrei parlare.
Non solo del Pertini “ mediatico “ ( quello del Santiago Bernabeu la magica notte dell’11 luglio 1982 ma anche della finale di Coppa dei Campioni fra Roma e Liverpool nel maggio del 1984) o delle esequie di Enrico Berlinguer, di Juri Andropov o del piccolo bambino che mori’ in un pozzo a Vermicino e non solo del Pertini che esternando molto prima di Francesco Cossiga e di Oscar Luigi Scalfaro contribui’ a far parlare i politologi di “ presidenza pertiniana” ( sorta di via di mezzo fra una repubblica di tipo parlamentare ed una di tipo presidenziale) e che contribui’ in maniera decisiva a ridurre le distanze fra il “Palazzo” pasolinianamente inteso ed il popolo.
Voglio qui parlare del Pertini di cui Indro Montanelli profetizzo’ nel 1978 che sarebbe stato il “presidente piu’ popolare che la Repubblica avesse avuto” e di cui un esponente di cultura conservatrice ( e maestro dello stesso Montanelli), Giuseppe Prezzolino, disse : “Pertini e’ il presidente dei viventi e non dei burocrati”.
Il Pertini cioe’ decisivo ( a mio modo di vedere le cose) nella vittoria sostanziale contro la sfida delle Brigate Rosse ( forse con un altro inquilino sul Colle le istituzioni non avrebbero retto).
E poi il Pertini che affidando l’incarico di formare il governo dapprima al repubblicano Giovanni Spadolini ( giugno 1981) e poi al socialista Bettino Craxi ( luglio 1983) ruppe il monopolio della premiership esclusiva democristiana che durava da ben trentacinque anni, dai tempi cioe’ del leader azionista di tendenze liberalsocialiste Ferruccio Parri.
Una lezione questa che tutt’oggi dovrebbe far sentire i suoi riverberi ( quanto servirebbe oggi del coraggio del mitico Sandro alle componenti piu’ schiettamente di sinistra dell’Unione ! , si pensi solo alla questione della designazione della premiership ,da dieci anni esclusiva di esponenti post-democristiani o comunque dal profilo moderato, come Romano Prodi o Francesco Rutelli o anche alla questione dell’accordo Unione-Radicali italiani).
Forse un’occasione mancata per la classe politica italiana e’ stata la sua mancata rielezione nel 1985.
Aveva ottantanove anni ( con la proiezione teorica di uscirne a novantasei !) ma Pertini si dice avesse gradito la rielezione ( peraltro sostenuta da tutti i sondaggi ).
Forse il PCI ( allora guidato da Natta), allora in difficolta’ , avrebbe dovuto sostenere tale ipotesi ma di fatto fu impraticabile.
Mi resta la curiosita’ di come Pertini si sarebbe comportato ( soprattutto cosa avrebbe detto) di fronte alle vicende del biennio 1992-1994, quello di “Tangentopoli-Mani Pulite”.
Credo che il vecchio Sandro avrebbe avuto parole durissime verso i fenomeni corruttivi ma con la stessa fermezza avrebbe fatto sentire la propria voce contro gli eccessi giustizialisti e contro la scomparsa delle culture politiche che dal Risorgimento e dalla Resistenza avevano caratterizzato, nel bene e nel male, la storia d’Italia.
Questo e’ cio’ che penso ( anche se non potro’ mai averne la controprova).
E anche in questi albori di millennio , caratterizzati da un terrorismo internazionale piuttosto attivo, da guerre ( famosa quell’esortazione ripresa da un analogo discorso di Eisenhower in cui Pertini esortava a svuotare gli arsenali e a riempire i granai) e da ingiustizie non sarebbe stato male poter contare ancora sulla sua autorevolezza.
Recentemente ricordo Ugo Intini che , ospite da Bruno Vespa e rivolto a Gianni De Michelis presente in studio disse ( era la campagna elettorale del 2000- 2001) : se Pertini vi vedesse alleati del centrodestra scenderebbe dai ritratti e vi ne canterebbe quattro.
E ricordo anche il suo ritratto alzato da alcuni pacifici manifestanti a Genova nel luglio 2001.
Non nego che quell’immagine mi fece piacere.
Condivido pienamente infatti cio’ che scrisse Eugenio Scalfari dopo le esequie: “ ci vorrebbe un Pertini per ogni generazione. Due sarebbero troppi , ma uno e’ indispensabile. “




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23 febbraio 2005

TUTTI GIU' PER TERRA ?

Circa cinque settimane fa, ragionandoci intorno durante la trasmissione “Otto e mezzo “ su LA 7 in cui era ospite il segretario del PRC Fausto Bertinotti, Giuliano Ferrara e Miriam Mafai si sono ritrovati d’accordo sul fatto che la celebrazione delle elezioni primarie per designare il candidato del centrosinistra ala presidenza della regione Puglia ha sancito la fine sostanziale dell’era dei girotondi.
Viene da chiedersi e da riflettere sul fatto che molto probabilmente la Mafai e l’Elefantino molto probabilmente hanno ragione .
La stagione girotondina ebbe il suo culmine con la manifestazione del decennale di Mani Pulite con i quarantamila del Palavobis a Milano e con la manifestazione ulivista a Piazza Navona in cui Nanni Moretti proclamo’ che “ con questi dirigenti non vinceremo mai “ ( riferito in primis a Fassino e Rutelli) e lancio’ sul proscenio nazionale il geografo fiorentino Pancho Pardi.
Ora sembra essere passato un millennio da quel sabato 2 febbraio 2002 e molta acqua sembra essere passata sotto i ponti del centrosinistra.
Da allora hanno molto pesato la scelta ( o secondo altri il dirottamento) di Sergio Cofferati verso la riconquista di Palazzo D’Accursio in Bologna anziche’ tentare la conquista di leadership su scala nazionale, il disimpegno sostanziale dello stesso Nanni Moretti che ha sempre preferito evitare situazioni in cui misurare realmente il tasso del suo consenso ( ad esempio candidandosi alle elezioni europee), il crescente e graduale consolidamento della leadership di Piero Fassino nei DS, il consolidamento di Fausto Bertinotti (un leader non identificabile in sovrapposizione ai girotondi ), l’insuccesso di esperimenti politici che in qualche maniera erano in collegamento con queste esperienze: penso al risultato non eccezionale della lista capeggiata alle europee da Antonio Di Pietro e Achille Occhetto ( nella quale non e’ stato eletto fra gli altri lo stesso Pancho Pardi e alla non elezione di altri candidati in altre liste vicine a tale mondo, pensiamo a Gianni Vattimo nel PDCI), la sostanziale non riuscita di kermesse come quella recentemente organizzata da Alberto Asor Rosa in cui hanno prevalso persistenza degli aggregati ( citazione di Vilfredo Pareto), lessico troppo indulgente alle fumisterie ideologiche ( Asor ha parlato di “ camera di consultazione permanente , organismo plurimo e bifronte che si autotrasformi man mano che si autoverifiche” nonche’ di “ metastorico pessimismo nichilista”) con la caustica battuta del leader dei Disobbedienti partenopei Francesco Caruso il quale arrivato all’assemblea ha commentato: “Il piu’ giovane dei partecipanti mi sembra abbia 60 anni. Mah… “.
Aggiungiamoci infine proprio le primarie pugliesi fra Nicky Vendola e Francesco Boccia come atto finale di sinergia fra partiti politici, movimenti e societa’ civile che ormai e’ di fatto fuori e oltre la dimensione dell’indignazione morale permanente in voga un paio d’anni fa ( e che a sua volta cercava di riprodurre alcuni schematismi che una quota forse non maggioritaria della sinistra segui’ nel biennio 1992-1994, esattamente dieci anni prima).
Sintomatiche a tal proposito mi sembrano due dichiarazioni di segno opposto di due personaggi vicini al girotondismo.
Da un lato il professor Gianni Vattimo che ancora il 15 gennaio scorso si augurava seppur indirettamente un bel bis ( tris contando anche il 27-28 marzo 1994) di Silvio Berlusconi sostenendo che “ una vittoria di Berlusconi neppure mi dispiacerebbe troppo… “ e che “ il centrosinistra al governo , in un turbine di compromessi e litigi , segnerebbe l’automatica scomparsa della sinistra “ e poi “ D’Alema dovrebbe spiegarmi quali programmi di sinistra riuscirebbe a realizzare in un ‘Europa sostanzialmente piegata a destra , con Bush che ha stravinto le elezioni e la guerra ancora in corso … mi diano retta : meglio una robusta opposizione”.
Credo che a tal proposito sarebbe opportuno ricordare che piu’ di cento anni fa , piu’ precisamente nel 1896, in un articolo apparso sulla “Neue Zeit” Eduard Bernstein parlava di “ regierungsfahig” di un partito , termine che tradotto letteralmente dal tedesco suona come “ capacita’ di governo” quale reale metro di valutazione di singole compagini politiche che con spirito maggioritario intendano confrontarsi con responsabilita’ di governo.
Inutile dire che condivido il pensiero di Bernstein mentre aborro l’idea che le tesi di Vattimo prevalgano a sinistra.
Per fortuna, un altro segnale che sembra confermare l’assunto iniziale e’ arrivata il 22 gennaio quando il disegnatore satirico Sergio Staino riferendosi a Bobo ( il protagonista delle sue vignette e suo sostanziale “ alter ego”) ha dichiarato che “ Oggi Bobo e’ su posizioni nettamente riformiste , e’ nella stessa situazione in cui mi trovo io con i girotondi, penso che ne facciano parte le persone piu’ belle umanamente , ma anche le piu’ sprovvedute dal punto di vista della strategia politica” e proponendo un sostanziale “ compromesso costruttivo “ con la leadership ( stimolato in cio’ anche dalla figlia Ilaria).
Il mio augurio vivissimo ( se non altro per poter dare vera capacita’ di governo a un possibile futuro governo di centrosinistra in grado di incidere positivamente nella realta’ del Paese) e’ che aumentino ( anche da coloro che hanno militato nelle file girotondine) coloro che la pensano come Sergio e Ilaria Staino.




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18 febbraio 2005

UN ANNO DI BLOGGING

Oggi, 18 febbraio 2005 questo weblog compie un anno di vita.
Questo e' il 121. post scritto per cui la media di "postaggio" e' inferiore financo ad uno schema " un giorno si' , un giorno no".
Potrei citare qualche battaglia vinta oppure sciorinare un mini-elenco provvisto di link di rimando ai post in cui indico un po' di previsioni da me azzeccate.
Preferisco non farlo, innanzitutto perche' accanto a cio' dovrei fare altrettanto per le previsione altresi' non centrate e poi perche' condivido il detto per cui " chi si loda s'imbroda".
Pertanto lascio queste pratiche, seppur pienamente legittime, ad altri webloggers.
Al contrario preferisco ringraziare qui, pubblicamente, tutti i lettori , tutti i commentatori ( anche occasionali e anche coloro che non hanno condiviso in questi 366 giorni nemmeno un rigo dei miei scritti) e i 41 che hanno deciso di inserirmi nelle proprie liste di predilezione ( perlomeno supero di sedici unita' i venticinque lettori di manzoniana memoria... ).
Ringraziarvi ad uno a uno sarebbe forse troppo lungo ma sappiate ( forse la frase vi sembrera' un pochettino presuntuosetta poiche' la ripeteva sovente Indro Montanelli e quindi in bocca a d un iper-dilettante come il sottoscritto puo' apparire eccessivamente tronfia)che i veri padroni di questo blog siete VOI.




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14 febbraio 2005

CORSI E RICORSI STORICI

Sono convinto che nel caso “ radicale” oltre al valore dell’ospitalita’ debba necessariamente formularsi e vedere la luce pure un discorso legato piu’ prettamente al “contenuto politico” anche se non necessariamente sotto forma di un accordo politico globale con uno dei due poli.
A questo proposito io credo che bisognerebbe , proprio, per sostanzializzare cio’ che dico parlare di vere e proprie “ situazioni interrotte” del passato piu’ o meno prossimo per capirci qualcosa .
E ad aiutarci forse e ‘ proprio Marco Pannella in persona.
Per quanto concerne i possibili rapporti con la GAD , ora Unione, e’ stata rispolverata una “lettera aperta” che il leader storico del radicalismo italiano scrisse a Palmiro Togliatti nel 1959.
Io non credo che si debba ritornare cosi’ indietro.
In realtà Pannella vorrebbe ricreare un clima simile a quello del “ radioso maggio” ( non quello caro alle destre , del 1915) del 1974 e cioe’ ai momenti immediatamente successivi al successo referendario in materia di divorzio.
Fu una vittoria laica, liberale, socialista ma ottenuta grazie alla base del Partito Comunista Italiano e della sinistra ( dopo tentennamenti vari degli anni precedenti).
A distanza di oltre trent’anni cio’ si riverbera come il successo storico piu’ grosso di un area laico-socialista che nel nostro Paese ha sempre sofferto di elitarismo .
Per quanto concerne i rapporti con il centro-destra altresi’ il Marco nazionale cita ad esempio il 1994, l’anno del successo elettorale di Silvio Berlusconi.
E “quel” Berlusconi Pannella sta forse cercando di vellicare.
Un Berlusconi allora favorevole a una repubblica presidenziale , all’introduzione di un sistema elettorale al 100 % maggioritario uninominale , di liberismo e filo-americanismo a piene mani .
Da allora pero’ molte cose sono cambiate.
E non traggano in inganno apparenti posizioni da “ occidentalismo di granito” da parte della maggioranza come a margine dei fatti di Mesopotamia.
In realta’ Berlusconi ha notevolmente annacquato la sua chiarezza politica , ha piu’ volte cambiato idea riguardo a proprie preferenze riguardo forma istituzionale e sistema elettorale ( dando l’idea di badare sensibilmente piu’ a convenienze che non a convinzioni) , e’ arrivato a definire “ comunisti” dei referendum ( nel 2000) che dal punto di vista logico un supposto “ iper-liberista” come lui avrebbe dovuto appoggiare a spada tratta.
E inoltre si sono rafforzate le componenti legate ad una visione ben diversa da quel tratto “ liberal-liberista” che sembrava unire il Berlusconi ed il Pannella formato 1994.
Due prove: la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita della primavera del 2004 ed il risultato ( perlomeno vivisezionandolo all’interno della CDL) dei partiti della maggioranza alle europee.
Risultato che ha premiato forze ( Lega, UDC, destra sociale di AN) non molto compatibili con la continuita’ di quel discorso interrotto due lustri fa.
Certo, anche la sinistra e’ molto cambiata rispetto a trent’anni fa.
La base dei DS forse non e’ quantitativamente la stessa del PCI d’allora e in parte mancano possibili “ forze filtro” come il PSI ( che nel 1974 aveva il primo firmatario di quella legge, Loris Fortuna).
Forse oggi quel ruolo dovrebbe svolgerlo la Margherita ma ad analizzare i motivi per cui cio’ non avviene rischieremmo di andare rapidamente fuori tema ( e di incazzarci pure).
Diciamo questo : il paradosso della storia pone sul cammino di sinistra e radicali un altro refrendum ( la consultazione si svolgera’ fra aprile e giugno , dopo le regionali)
Io finora ho sempre preferito non sovrapporre la questione referendaria con le contingenze dell’orologio della politica.
Ma a questo punto esorto le forze del fronte reeferendario ad iniziare un possibile dialogo a partire proprio da esso.
A porre le basi da esso pe run possibile discorso di modernizzazione e di dialogo ( ma forse sarebbe meglio parlare di “ contaminazione”) feconda per gli interessi del Paese.




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2 febbraio 2005

DECENNALI

“ Grande e’ la confusione sotto il cielo , la situazione e’ eccellente”.
Se Gianfranco Fini , nel discorso di chiusura di domenica scorsa a margine della convention celebrativa del decennale ( da qualcuno ironicamente definita di “ mezzo ventennio ") della svolta di Fiuggi e della nascita di Alleanza Nazionale, avesse voluto chiudere con una frase originale e ottimistica avrebbe potuto usare questa vecchia citazione di Mao Zedong. Eh si’ , perche’ e’ davvero questa l’impressione che si e’ potuta notare ascoltando alcuni interventi dei maggiorenti che hanno pronunziato discorsi al Palazzo dei Congressi di Roma.
Prendiamo il caso riguardo l’ipotesi di un processo di costruzione di un partito unico fra le varie anime componenti il centrodestra italiano.
Il vicepresidente della Camera ( gia’ collaboratore di Giulio Andreotti ai tempi della Prima Repubblica ) Publio Fiori dichiara : “Io sono per trasformare il Polo delle liberta’ in un grande partito moderato degli italiani dove ognuno mantenga una propria identita’ , un grande partito capace di guidare il Paese verso la ricostruzione” ( passaggio in cui implicitamente Fiori ammette la situazione di declino che molti aedi del berlusconismo negano) .
Anche Adolfo Urso, forse il dirigente piu’ concreto e pragmatico di AN, si pronuncia seppur in maniera piu’ sfumata in favore del partito unico.
Il vicepresidente vicario Ignazio La Russa , a meta’ strada, sostiene che “ come prospettiva e’ possibile pensare a una confederazione delle liberta’ cosi’ non cambierebbe neppure la sigla CDL “ ed esclude la via del partito unico perche’ oggi siamo in grado di “unire la Casa delle Liberta’”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il suo compagno di corrente ( “Destra protagonista” ) ed erede di Giuseppe Tatarella, il ministro delle telecomunicazioni Maurizio Gasparri il quale dice di non “ credere molto nella coesione della coalizione” ( perlomeno non fino al punto di prospettare un partito unico nel senso del discorso).
Molto piu’ duri il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno che si pronuncia contro l’idea di un “ contenitore che non scioglie i nodi, che ci costringe ad un moderatismo fine a se stesso e al rischio di scolorirci”, il ministro per gli italiani all’estero, Mirko Tremaglia che nel suo intervento proclama che “ la grande partita contro la partitocrazia , che fu la bandiera del MSI , deve essere ripresa in modo sostanziale altrimenti diventiamo come gli altri” e il governatore uscente della regione Lazio Francesco Storace che rispondendo all’intervento del livornese Altero Matteoli e riferendosi a Silvio Berlusconi dice che “ lui e’ il nostro principale alleato ma non il nostro principale”.
Sul modo di affrontare le tornate elettorali delle regionali e delle politiche nel biennio 2005-2006 il portavoce del partito Mario Landolfi ricorda che “ le elezioni non si vincono raccontando cio’ che si e’ fatto , si vincono sul sogno, sulla prospettiva di cambiamento” idea quasi capovolta da Altero Matteoli ( ministro dell’Ambiente ) che esorta “ a seguire l’esempio del governatore del Lazio , Storace, che nella sua campagna elettorale ha evitato di criminalizzare , preferendo spiegare agli elettori cosa il centrodestra e’ stato capace di fare al governo”.
Mentre il vice-ministro con delega al Commercio estero, Urso, osserva che “ ora ci sono le Regionali , ma nel 2006 oltre alle politiche ci saranno anche le elezioni per il Quirinale “ e che “ se Fini deve candidarsi alla guida politica del Paese, ricordiamoci ch ein nessun Paese si arriva al governo solo come capo di una grande forza di destra”.
Ultimo esempio, l’idea di aprire o meno ai radicali per quanto concerne ipotetiche alleanze elettorali o programmatiche.
Maurizio Gasparri sembra essere il piu’ aperto su questo tema, Ignazio La Russa un po’ contraddittoriamente quasi in contorsione “invita i radicali a fare un percorso di avvicinamento “ perche’ ci sono “ temi comuni “ ma anche “programmi inconciliabili”.
Publio Fiori sul tema si mostra fermissimamente contrario e addirittura Alemanno arriva dire che se i Radicali i vogliono entrare nella CDL “ chiedano scusa e permesso” ( scusa di che cosa non e’ dato sapere).
Insomma ce n’e abbastanza per sostenere che se nella GAD e nella FED abbondano divisioni e “ casus belli” pronti a scatenare divergenze assortite anche nella “ rive droite” la situazione non e’ affatto dissimile.




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28 gennaio 2005

MAI PIU'

Ieri, 27 gennaio 2005, ricorreva il 60. anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz - Birkenau.
Per questo motivo tale giorno e' giustamente divenuto il "Giorno della Memoria".
Attraverso riflessioni della cara amica Vecuvia , della quale ho apprezzato i post da lei scritti sull'argomento in questi ultimi giorni mi ritrovo a condividere il sup pensiero quando sostiene che queste riflessioni non debbono estrinsecarsi solo ed unicamente nel Giornom della Memoria ma debbono essere esternate anche negli altri 364 giorni dell'anno.
Proprio per questo motivo ho preferito scrivere questo post nella giornata successiva all'anniversario ( 28 gennaio) anziche' ieri.
E questo post lo utilizzo per ricordare una vicenda storica che forse non tutti sanno.
E cioe' che nel campo di sterminio di Auschwitz peri' , fra gli altri, Vittoria Nenni.
Era la figlia di Pietro Nenni, leader storico del socialismo italiano.
E trovo giusto ricordare che un quarto di secolo dopo, nel 1971, Pietro Nenni, accompagnato dall'altra figlia Giuliana e dall'allora vicesegretario del PSI Bettino Craxi , si reco' in visita in Israele e pianto' nella Foresta dei Martiri adiacente a Gerusalemme un albero a ricordo della figlia Vittoria cementando con commozione la propria amicizia e solidarieta' con i Padri fondatori ( sionisti e quindi socialisti , e' bene ricordarlo) dello Stato d'Israele.
E tutto cio' sara' ri-testimoniato anche dopo la morte di Nenni, avvenuta venticinque anni or sono.
Nel 1988 infatti, il PSI ricordo' Vittoria Nenni dedicandole la tessera del partito in quel anno attraverso uno splendido e struggente dipinto di Renato Guttuso.
Ecco, questa vuole essere la mia testimonianza per il giorno della Memoria.
Per dire ancora , solennemente, Mai piu'




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26 gennaio 2005

CHI HA PAURA DI ROBERTO FORMIGONI ?

Si e’ molto discusso, nelle ultime settimane, a margine della eventuale presentazione ,in Lombardia , di una lista personale o di una lista allargata ad esponenti della societa’ civile o del riformismo di matrice cattolica o socialista da parte del candidato presidente della Casa della Liberta’ nonche’ governatore uscente, Roberto Formigoni.
Ora, non e’ della discussione sul livello di rappresentanza degli esponenti proposti rispetto al tasso di riformismo che attualmente riflettono ( si e’ parlato di Carlo Tognoli, di Piero Borghini, di Piero Bassetti ecc..)
Sul tema , esprimendo le loro perplessita’ si sono gia’ espressi tra gli altri, Eugenio Scalfari, Michele Salvati, Barbara Pollastrini, Massimo Cacciari e quindi non voglio aggiungere ulteriore carne al fuoco.
Semmai voglio ritornare alle dispute e al tasso di conflittualita’ che la vicenda ha provocato all’interno della CDL.
I leghisti hanno accusato Formigoni di forte desiderio di voler ricostituita la DC , il Cavaliere ha impiegato autentiche quantita’ industriali di giri di parole per disinnescare la mina rappresentata da una lista “Formigoni” salvo poi ammetterla nel caso di Francesco Storace nel Lazio , di Raffaele Fitto nelle Puglie, di Sandro Biasotti in Liguria arrivando perfino a garantire “ carta bianca” all’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato , qualora avesse sciolto positivamente la riserva in merito ad una sua eventuale candidatura nelle fila del centrodestra in Campania .
Come si puo’ vedere, e’ sufficiente tale differenziazione per vedere liquefatta come neve al sole l’argomentazione secondo cui un’eventuale lista formigoniana sotrarebbe voti ai partiti tradizionali che compongono lo schieramento del rassemblement berlusconiano.
Anche liste personali o di societa’ civile facenti capo a Storace, Fitto, Biasotti ed eventualmente D’Amato sottrarerebberro, a livello di conta finale, voti a FI, AN, UDC ( e Lega nel caso ligure).
In realta’ la posta in palio ( anche se non dichiarata palesemente) e’ molto piu’ alta e cio’ giustifica tale profluvio di esternazioni di leaders nazionali come di mezzi rincalzi della coalizione stessa.
Il fatto e’ questo : cosa succederebbe se nel biennio 2005-2006 l’unico successo largo e significativo del centrodestra italiano fosse una larga affermazione di Formigoni contro Riccardo Sarfatti nella corsa al Pirellone , magari con un margine larghissimo, supponiamo che ripeta le proporzioni ottenute un lustro fa contro Mino Martinazzoli ?
Silvio Berlusconi resterebbe comunque una potenza sociale ed economica ma dal punto di vista politico ( a meno che non rimedi tramite via traverse stile segretariati ONU ecc..) ritrovandosi per la second avolta all’opposizione a settant’anni sarebbe un’ “ anatra zoppa”, Gianfranco Fini molto probabilmente dovrebbe dimettersi dalla presidenza di Alleanza Nazionale e di fatto sarebbe altrettanto probabile che Adolfo Urso e Gianni Alemanno se ne disputerebbero la successione, la Lega di Umberto Bossi vedrebbe per la prima volta annullato il proprio vantaggio strategico dopo l’introduzione del “Mattarellum” ( nel 1994 le condizioni giaculatorie imposte a Berlusconi in sede di spartizione di collegi che fece dei leghisti il partito di maggioranza relativa a Montecitorio nella XII legislatura, il dieci e mezzo per cento ottenuto in soilitaria nel 1996, il calo forte del 13 maggio 2001 compensato dai successi nel maggioritario in alleanza con i berluscones) e siritroverebe a dover giocare tutto nel refrendum confermativo sulla devolution previsto dall’articolo 138 della Costituzione, nell’UDC a Pierferdinando Casini e Marco Follini verrebbero rinfacciate le linee strategiche operate durante la legislatura ( in particolare il non avere portato fino in fondo la questione del “subgoverno” durante la “verifica infinita” nel 2003-2004)e si aprirebbe la porta a mille ambizioni e possibili successioni ( da quella piu’ autorevole di Bruno Tabacci alla linea “teocon” di Buttiglione , dalle ambizioni piu’ localistiche come nei casi di Mario Baccini o di Cuffaro e Lombardo in Sicilia).
A quel punto Formigoni il potere all’interno del centrodestra piu’ che conquistarlo si ritroverebbe a raccattarlo.
Rispetto a un Berlusconi sconfitto sarebbe ormai molto di piu’ rispetto a cio’ che rappresenta oggi Nicholas Sarkozy nei confronti di Jacques Chirac .
Oddio, Berlusconi conosce Formigoni da lunghissima data e di per se’ non sarebbe nemmeno contrario a vederlo come suo successore ma il fatto e’ che egli preferisce essere colui che da’ le carte fino all’ultimo anziche ‘ ritrovarsi un erede ingombrante troopo presto rispetto ai tempi inizialmente preventivati ( in questo senso e’ simmetrica la situazione del Cav. e di quella dell’inquilino dell’Eliseo).
Proprio per tutti questi motivi la leadership polista preferirebbe uno scarto moderato nel probabile successo formigoniano e sotto sotto in tutte le segreterie dei partiti della CDL si preferirebbe vedere Roberto Maroni alla massima carica regionale ( anche se ormai per una candidatura unitaria diversa da Formigoni e’ decisamente tardi).
E’ evidente che uno scenario del genere sarebbe duro per quasi tutti nella CDL.
Formigoni molto probabilmente ricombatterebbe il centrodestra su posizioni per intenderci “alla Aznar” molto legate cioe’ all’attuale configurazione del Partito Popolare Europeo.
AN dovrebbe molto probabilmente compiere qualche ulteriore passo in tale direzione ( e come si sa tali processi non sempre sono digeriti bene da quadri e base), la Lega si ritroverebbe fatalmente o inglobata o messa all’angolo su posizioni via via piu’ estremizzate , l’UDC si ritroverebbe un pericoloso concorrente non tanto in un processo di ricostituzione “ strictu sensu” della Democrazia Cristiana quanto di riaggregazione di un’area nella quale pero’ Formigoni possiede , anche attraverso CL, Compagnia delle Opere ecc, un atout formidabile nei confronti dell’UDC ( e anche di altri postulanti in tal senso , come ad esempio l’UDEUR di Clemente Mastella) : forza al di sopra della “linea gotica”.
L’UDC e’ un partito molto forte al centro-sud , l’UDEUR piu’ precipuamente in due otre regioni del Mezzogiorno.
Formigoni al contrario potrebbe giostrare la situazione dalla Lombardia , una regione di rango europeo ( il tasso di livello industriale e’ simile a quello di stati nazionali come Belgio o Svizzera).
Fantapolitica?
Puo’ essere, specie se Berlusconi da qui alle elezioni politiche riprendesse quota.
Pero’ il sondaggio su Sky effettuato da Pierluigi Diaco , anche se da considerare con beneficio d’inventario e’ a parer mio sintomatico di una possibile tendenza.
E quindi se Berlusconi ed il berlusconismo si avviassero verso un lento ma costante declino ho ragione di pensare che lo scenario piu’ probabile a destra sarebbe piu’ o meno descritto.
Rimarrebbe semmai aperta la questione ( in un sistema caratterizzato da uno schema bipolare) dell’efficienza o meno , a livello elettorale, di candidature troppo caratterizzate da un punto di vista regionale.
Mi viene in mente il caso tedesco .
Konrad Adenauer ed Helmuth Kohl erano , per la CDU , macchine elettorali fortissime .
Al contrario quando il bastone di comando passava nelle mani dei leaders cristiano-sociali della Baviera sono state registrate dure sconfitte: penso a Franz Josef Strauss contro Helmuth Schmidt ala fine degli anni Settanta o a Edmund Stoiber contro Gerhard Schroeder nel 2002.
Di fatto , pur essendo forse la Baviera il land piu’ sviluppato della federazione l’eccessivo tasso di caratterizzazione regionalistica ha nuociuto nella competizione.
Se Formigoni pensa in grande dovra’ riflettere su queste lezioni d’oltralpe.




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20 gennaio 2005

POLITO, RUTELLI, SOCIALDEMOCRAZIA E LIBERALSOCIALISMO

Scrive Antonio Polito, nella parte finale dell’editoriale apparso sul “Riformista” di martedi 18 gennaio 2005 : “ Guardate il caso di Rutelli : ha detto due cose abbastanza ovvie , che socialdemocrazia ed egualitarismo non sono piu’ strumenti per una sinistra moderna. In Europa lo sanno per primi i socialdemocratici , che a Londra come a Berlino e perfino a Stoccolma hanno rinnovato la socialdemocrazia e messo in soffitta l’egualitarismo da un quarto di secolo.
Ma in Italia certe cose non si possono dire , senno’ apriti cielo , e perfino Rutelli e’ costretto a correggerle, ridimensionarle, diplomatizzarle.
Cosi’ i riformisti sembreranno sempre la destra della sinistra , e nessuno si accorgera’ che, nel mondo di oggi , i conservatori sono quelli della sinistra-sinistra , della sinistra che non si tocca , della sinistra che dopo aver considerato per decenni un insulto l’appellativo “ socialdemocratico” , e’ rimasta ferma a un ‘eta’ dell’oro socialdemocratica che i socialdemocratici stessi considerano conclusa negli anni Settanta , quando lo shock petrolifero e l’avvio della globalizzazione cambiarono le carte in tavola , non a caso portando al governo la Thatcher e Reagan “.
E poco prima aveva elogiato Tony Blair dicendo che : “ non ha vergogna di fare appello all’individualismo , o di prendere di petto l’antiamericanismo : in Italia la sua sfrontatezza e’ un tabu’ che nessuno osa sfidare .”.
Io non sono d’accordo con le tesi sostenute dal direttore e ora diro’ il perche’.
Anzitutto non saro’ certo io a sminuire il valore di alcune svolte effettuate dalle sinistre democratiche europee nella seconda meta’ del XX secolo .
La svolta effettuata dalla socialdemocrazia tedesca a Bad Godesberg nel 1956 , quella incarnata da Francois Mitterrand a Epinay nel 1971 quando il socialismo francese si ricompatto’ dopo il disastro delle elezioni presidenziali del 1969 ( se possibile financo piu’ disastrose di quelle del 2002) invertendo i rapporti di forza che esistevano in seno alla sinistra francese fra i socialisti e i comunisti ( rapporti di forza fino ad allora non troppo dissimili da quelli esistenti in Italia), la svolta del “New Labour” celebrata al congresso di Blackpool nel 1994 quando la sinistra britannica si lascio’ alle spalle gli infelici ricordi del “ Winter of Discontent” del 1978-1979, il “biglietto di suicidio piu’ lungo della storia” sottoposto al corpo elettorale nel 1983 e la famosa “ Clausola Quattro”, quella che prevedeva un fortissimo pacchetto di nazionalizzazioni industriali in caso di prolungata permanenza al numero 10 di Downing Street.
Questi congressi furono certo preceduti da grandi battaglie politiche , culturali, ideologiche che coinvolsero certo anche la massa critica di coloro che a questi partiti appartenevano .
E ancora oggi , possiamo discutere, forse all’infinito , se la piattaforma di Blair, quella di Gerhard Schroeder in Germania ( cioe’ l’erede della svolta di Bad Godesberg) , quella dei socialisti francesi , ma di certo nel mazzo possiamo pure inserire i compagni socialdemocratici svedesi ora capitanati da Goran Persson ed il “socialismo cittadino” oggi teorizzato in Ispagna da Jose’ Zapatero siano lente ma progressive, costanti e graduali evoluzioni da “socialdemocrazia “ a forme di vero e proprio “ socialismo liberale” adattato ai tempi o se altresi’ , si tratti di concessioni piu’ o meno “mascherate” verso il liberismo o meglio verso il sistema economico rappresentato dal capitalismo.
La discussione e’ aperta e investe sicuramente un nodo cruciale, quello rappresentato dal primato della politica.
Non voglio addentrarmi troppo nella discussione ma sottolineo una cosa .
Tutti questi partiti, al momento d’effettuare le proprie svolte avevano chiarissima una cosa : il punto di partenza .
E perlomeno ad un livello sufficientemente chiaro un'altra: l’obiettivo, l’approdo, il punto d’arrivo.
Rutelli, caro direttore, non ha chiaro ne’ l’uno ne’ l’altro ( paragonare Rutelli a un Anthony Giddens mi sembra, caro direttore, un eccesso a voler utilizzare un eufemismo).
Non e’ un leader che vuol passare dalla socialdemocrazia al socialismo liberale.
Avrebbe forti difficolta’ a definirsi politicamente : socialista ? cattolico ? cristiano ? liberale? cattolico sociale ? cattolico liberale ?
Non credo , al piu’ puo’ definirsi “ moderato”, “riformista” o “ riformatore”, termini alcuni dei quali anche ricchi di una nobile storia ma che al fondo non riescono a togliere quel velo di ambiguita’, di non decisione, di non scelta.
Sono, a ben pensarci, le solite vecchie domande , valide per la vita in se’ come per la politica: chi siamo ? da dove veniamo ? dove andiamo?
Piu’ chiare abbiamo le risposte “possibili” , sottolineo “POSSIBILI” in omaggio a un criterio laico e non integralista, piu’bene faremo.
POSCRITTO
In un ‘intervista resa il 19 gennaio al “Corriere della Sera” Francesco Rutelli ha sostenuto che “ mai in mezzo secolo un sinistra-centro ha vinto le elezioni”.
Non e’ vero.
Francois Mitterrand vinse le elezioni presidenziali e politiche della primavera-estate del 1981( svoltesi peraltro con un sistema elettorale maggioritario e in un assetto sostanzialmente bipolare) con lo slogan “ farla finita con il capitalismo” in piena coalizione con il Partito Comunista Francese, all’epoca ancora ancorato a schematismi stalinisti ( ebbero quattro ministri nel governo Mauroy).
E’ vero che dopo due anni ( 1983) Mitterrand dovette fare sostanzialmente macchina indietro ed e’a nche vero che nella campagna elettorale quello slogan era compensato da un altro manifesto in cui in primo piano c’era Mitterrand e sullo sfondo un tipico paesaggio francese ( con tanto di campanile) , il cielo sereno e la scritta : “ La force tranquille. Mitterrand president” ( manifesto ideato da Jacques Seguela , guru delle campagne elettorali dello stesso Mitterrand e di Lionel Jospin ).
Pero’ una cosa salta agli occhi anche in questo caso di parallelo storico e che secondo me e’ anche una delle componenti fondamentali per successi e insuccessi elettorali:fondamentale non e’ tanto il tasso di massimalismo quanto il tasso di CHIAREZZA.
Rivolgo a tutti i PIU’ FIERI SALUTI SOCIALDEMOCRATICI E LIBERALSOCIALISTI.




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18 gennaio 2005

A RUTE' ...

Ho trovato sbagliate oltre che decisamente ingenerose le dichiarazioni negative su “socialdemocrazia “ ed “ egualitarismo” fatte dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, al convegno svoltosi lo scorso fine settimana in quel di Fiesole.
E sento la necessita’ di scrivere questo post anche dopo la lettera di smentita/ precisazione scritta dal medesimo Rutelli a “la Repubblica” e dopo la sua partecipazione a “Otto e mezzo”, il programma condotto da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni.
Volendo, senza eccessivi preamboli andare subito al sodo della questione io ritengo che non sia una bestemmia ritenere che si voglia aggiornare , dal punto di vista dei contenuti, dei programmi e degli obbiettivi le socialdemocrazie europee.
Io stesso potrei sostenere che esse necessiteranno sempre di piu’ , in futuro , di confrontarsi su tematiche legate al concetto di “liberta’” arrivando a prefigurare, probabilmente su scenari di lungo periodo , una vera epropria forma di “socialismo liberale “ o se si preferisce, di socialdemocrazia arricchita , integrata e completata di valori e ideali piu’ propriamente “liberali”.
Ma, a mio parere, il Rutelli di sabato scorso non era affatto chiaro su questo punto.
Egli non ha parlato con chiarezza di un “socialismo liberale” come meta ideale , al contrario ha dato la sensazione di voler aumentare il gia’ notevole tasso di confusione e di ambiguita’ ideologica presente nel panorama del centrosinistra italiano.
Al contrario,, io ritengo che qualsiasi cambiamento, nella sinistra italiana, europea o mondiale debba partire dalla socialdemocrazia .
Certo, qualche pagina nera anch’essa ce l’ha nella propria storia, penso alla repressione operata da Gustav Noske nella Germania del 1919, alle derive di destra di Henri De Man o di Oswald Mosley o a qualche concessione di troppo, in tempi passati, all’eugenetica.
Pero’ la socialdemocrazia ha al suo attivo la civilizzazione del capitalismo, la vittoria contro il fascismo ed il nazismo, il fatto storicamente importantissimo di aver costituito un’ alternativa “migliore “ al comunismo ricercando l’uguaglianza e la giustizia sociale rifiutando metodi coercitivi, ha contribuito notevolmente, seppur in maniera indiretta, a de-clericalizzare il rapporto fra cristianesimo e politica.
Quale altra ideologia politica puo’ vantare un curriculum vitae migliore od eguale a questo?
Anche di queste cose Rutelli doveva tenere conto prima di pronunciare quelle improvvide e inopportune frasi.
Certo, non va sottovalutato che l’ex sindaco di Roma piuttosto che aprire un grande dibattito di tipo culturale molto probabilmente voleva lanciare dei segnali in vista del prossimo congresso dei DS in programma nella capitale il prossimo mese di febbraio ( e in questo senso l’uscita rutelliana avrebbe una valenza maggiormente legata al piccolo cabotaggio e alla bassa politichetta).
Ma vale la pena di affrontare perlomeno due aspetti sui quali la socialdemocrazia conserva ancora forte attualita’ nella propria sostanza politica: il primo e’ fatto di aver saputo costituire, alla fine della seconda guerra mondiale, un modello sociale capace di assicurare stabilita’ e benessere nonche’ di ridefinire un ruolo per quegli stati nazionali che sorti ai tempi del trattato di Westfalia mostravano la corda dopo aver costituito uan delle cause scatenanti di due conflitti mondiali di immense proporzioni.
E non convincono fin ora le varie ri-modulazioni proposte.
Si parla molto di “workfare state” , di “welfare Community” ma le articolazioni finora proposte non hanno lo stesso spessore e la stessa intensita’ di quello proposto da Lord Beveridge nell’Inghilterra di fine anni Quaranta.
In questo senso anche l’articolo odierno sul Corriere della Sera fatto da Michele Salvati mi e’ parso sostanzialmente insufficiente .
L’altro aspetto che invera l’attualita’ della socialdemocrazia perlomeno come punto di partenza di una seria politica di sinistra e’ data dal fatto che essa e’ stata il primo movimento politico ad aver posto le basi per una seria “globalizzazione della questione sociale” arrivando a far si’ che le problematiche tipiche del “Terzo Mondo” diventassero contemporaneamente problematiche riguardanti il “Primo Mondo”
Tanto per citare un esempio, la Commissione presieduta alla fine degli anni Settanta dall’ex cancelliere tedesco Willy Brandt ebbe il pregio di lanciare chiari segnali a coloro che non avevano speranza e il tutto senza uno stile eccessivamente massimalista ma forti consapevolezze dettate dal realismo di dover tenere conto delle esigenze economiche ( e aggiungerei qui i contributi dell’ex premier svedese Olof Palme, dell’ex cancelliere austriaco Bruno Kreisky e anche di due politici impropriamente definibili come “socialdemocratici “ ma che rispetto a certi “piacioni” costituivano due giganti della politica: Bettino Craxi , di cui domani ricorrera’ il quinto anniversario della morte avvenuta in quel di Hammameth ed Enrico Berlinguer).
E giusto per aggiungere qualche elemento strettamente legato alla contingenza politica dico anche che nel 2006, oltre che in Italia , si svolgeranno le elezioni politiche in Svezia e in Germania.
In entrambi i Paesi , i premier uscenti, Goran Persson e Gerhard Schroeder si ripresenteranno stto le insegne della socialdemocrazia e probabilmente saranno pure premiati alle urne e riconfermati nelle proprie responsabilita’ di governo.
E anche qualora le elezioni dovessero perderle sanno di avere un patrimonio ideale, storico, politico e culturale su cui poter preventivare in tempi relativamente brevi una rivincita sia elettorale che piu’ propriamente “politica”.
Puo’ Rutelli accostarsi alle elezioni legislative del 2006 con altrettanta fiducia?
Ne dubito.
Mi hai poi stupito il fatto di aver visto una clamorosa convergenza nell’attaccare Rutelli fra personaggi collocati a sinistra dei DS , i quali magari in passato hanno lungamente utilizzato l’appellativo “socialdemocratico “alla stregua di una citazione infamante ( questo rilievo non e’ mio ma di Paolo Franchi sul Corriere di ieri, un giornalista che stimo molto per il suo riformismo) ed il “Cavaliere del Santo Sepolcro” il quale interpellato sulle sortite rutelliane ha commentato : “Non ero stato avvertito della morte della socialdemocrazia : l’ho saputo adesso e non sono stato nemmeno invitato al suo funerale “ e poi : “la socialdemocrazia in Europa e’ ancora viva e qualcosa ha dato al nostro continente”.
Ora, comprendo la strumentalita’ di alcune di queste dichiarazioni , specialmente di quelle berlusconiane, pero’ non posso negare che mio ha fatto piacere questa levata di scudi da Fausto Bertinotti fino a oltre le mura dell’Ulivo in difesa di certe ideologie, niente affatto sconfitte dala storia.
E credo che abbaino avuto un peso , magari non quantitativamente immenso ma importantissime visto lo scarto, nel successo di Nichi Vendola ( a proposito: complimenti e adesso forza Nichi !) contro Francesco Boccia alle primarie pugliesi.
Insomma come direbbe il principe della risata : “ A Rute’… ma facci il piacere…”




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13 gennaio 2005

UN ' IDEA

L’unico esponente del centrosinistra che negli ultimi tempi ha espressamente auspicato l’avvio di una seria trattativa fra il raggruppamento di centrosinistra ed il Partito Radicale in vista delle elezioni legislative del 2006 e’ stato il segretario dello SDI Enrico Boselli.
Poi, oggi., la notizia , data dal Corriere della Sera, di un curioso “incidente-siparietto” avvenuto ieri , a margine della riunione dell’Europarlamento a Strasburgo sul voto di riferimento al Trattato costituzionale europeo e all’avvio del semestre di presidenza lussemburghese, protagonisti Marco Pannella e Massimo D’Alema.
Il leader storico del radicalismo italiano si e’ parato dinanzi all’ex presidente del Consiglio simulando un investimento.
E’ partita una discussione in cui Pannella ha rinfacciato al presidente dei DS la scarsa inter-comunicazione fra Ulivo e PR .
Da li’ sono poi partite una serie di reciproche battute poi stemperate dalla presenza dei giornalisti nonche’ dalla “mediazione” dell’eurodeputata DS Pasqualina Napoletano , gia’ presidente della provincia di Roma dal 1993 al 1998.
Pannella ha poi commentato in maniera positiva la “globalita’” del “siparietto” finendo per considerarlo una sorta di “incipit”di un possibile dialogo ( che sostanzialmente era da considerare fino a ieri fermo alla lettera che Pannella invio’ a Giuliano Amato qualche mese fa).
Che dire?
Da sinistra francamente non auspicherei che i radicali stipulassero un ‘alleanza con la CDL.
Io penso che nonostante tutto siano troppo forti le contraddizioni fra i radicali e buona parte della coalizione di centro-destra , penso alla Lega Nord, all’UDC, a una parte consistente di AN.
Al contrario le forze maggiormente compatibili con un simile progetto ( i neosocialisti demichelisiani , i repubblicani di La Malfa, le componenti piu’ autenticamente liberali del partito di Berlusconi come Alfredo Biondi o Raffaele Costa ) sono decisamente ai margini nelle indicazioni di rotta della CDL medesima.
Contraddizioni che vanno dall’ adesione della Turchia all’UE al referendum sulla procreazione medicalmente assistita solo per citare due questioni non proprio marginali.
Ora e’vero che anche con moltissime componenti del polo di centro-sinistra le contraddizioni sono in partenza non trascurabili ( penso alla politica internazionali nei confronti dei partiti alla sinistra dei DS o ad altre questioni nei confronti della Margherita).
E probabilmente non e’ nemmeno da sottovalutare il fatto che alcuni esponenti radicali di primo piano ( penso soprattutto a Daniele Capezzone e a Benedetto Della Vedova) in cuor loro sognano un patto con la coalizione di centro-destra , perlomeno come soluzione prediletta.
Pur tuttavia io rilancerei l’idea , riferita soprattutto alle elezioni poltiche del 2006 di riservare alcuni collegi sicuri a qualche esponente radicale.
Non dimentichiamoci che il 75% dei seggi della Camera dei Deputati sono assegnati con il sistema maggioritario uninominale a turno secco.
Ora, perche ‘ non “desistere” come Ulivo in qualche collegio a favore di singole personalita’ del Partito Radicale?
Considerando che Marco Pannella ed Emma Bonino sono a Strasburgo mi vengono in mente i nomi di Luca Coscioni, di Olivier Dupuis, di Sergio Stanzani, di Marco Cappato, di Rita Bernardini, di Massimo Bordin .
Ora, che nessuno mi accusi di voler fare “elemosina elettorale” poiche’ non e’ assolutamente di questo che sto parlando.
Al contrario, io penso che questa ipotetica operazione dovrebbe essere fatta su piena base “programmatica” ( prima che territoriale) concordando qualche significativo punto, progetto, ideasi cui il centrosinistra ed i radicali possono concordare .
Penso a tematiche riguardanti i diritti civili, la liberta’ di ricerca scientifica e magari perche’ no anche aspetti di politica estera.
Magari , giusto per uscire dalla dicotomia di questi anni fra un occidentalismo di granito ( e con i piedi d’argilla?) ed un antiamericanismo piu’ o meno manifesto, si puo’ parlare di una politica piu’ incisiva in materia di rispetto dei diritti umani o di moratoria internazionale della pena di morte ( che si badi bene dovrebbe valere per tutti).
E poi avrebbe il grande pregio di riportare i radicali dentro il Parlamento dopo che nel 2001 ne uscirono dopo un quarto di secolo consecutivo di attiva presenza.
E non sembri affatto “elemosina”anche per un altro motivo.
Magari per altre formazioni politiche un piccolo numero di parlamentari potrebbe sembrare risibili , al contrario la storia radicale , specie negli anni Settanta, e’ costellata di grandissimi successi parlamentari e non solo , ottenuti con un manipolo quantitativamente davvero sparuto di parlamentari.
Ragioniamoci, pensiamoci.
Potrebbe essere davvero un’occasione di poter vedere, nella prossima legislatura anche “qualcosa di liberalsocialista” oltre che “qualcosa di sinistra”.




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3 gennaio 2005

POST DI SINISTRA CHE NON PIACERA' NE' A DESTRA NE' A SINISTRA

No alle strumentalizzazioni di destra. No al garantismo “ a la carte”. No al “diciannovismo di sinistra” e al “dannunzianesimo di serie C”.
Penso che questo post non piacera’ ne’ a destra ne’ a sinistra.
Innanzitutto ai “destri” dico che per come la penso io il gesto compiuto il 31 dicembre scorso dall’operaio mantovano Roberto Del Bosco non e’ stato minimamente ispirato da alcun discorso parlamentare o dichiarazione pubblica di alcun esponente dei partiti del centro-sinistra e nemmeno da alcun articolo di giornale, editoriale di rivista o dichiarazione da parte di giornalisti, intellettuali o altri esponenti che in qualche maniera o a qualche titolo facciano parte di un apiu’ generica “area di sinistra”.
Secondo me viviamo in una societa’ troppo complessa, troppo articolata e allo stesso tempo troppo atomizzata per poter vedere dei collegamenti, dei nessi logici, dei rapporti organici di causa-effetto fra una dichiarazione politica , un articolo di giornale ed un singolo,isolato gesto.
Forse cio’ sara’ stato valevole nella societa’ ottocentesca oppure ancora nei relativamente recenti anni Settanta ma al giorno d’oggi proprio non riesco a vedere come da un durissimo ( ma sottolineo: civilissimo) intervento alla Camera o da un altrettanto duro articolo di giornale possa scaturire il lancio d’un treppiede al presidente del Consiglio in carica.
E’ evidente il tentativo di strumentalizzazione della lotta politica .
Vi ricordate quando Marco Biagi fu ucciso il 19 marzo del 2002?
Allora qualcuno strumentalizzo’ la vicenda ricordando le dichiarazioni , “libro limaccioso” riferita al “Libro Bianco” scritto dal giuslavorista bolognese, rese poco tempo prima dall’allora segretario della CGIL Sergio Cofferati.
Certo, la dichiarazione retrospettivamente poteva apparire dura ma io ho sempre trovato a dir poco assurdo chi ( esponente politico o giornalista) voleva a tutti i costi far passare l’idea di rapporti “causa-effetto”.
Anche per questo sono stato contento quando la scorsa primavera Sergio Cofferati e’ divenuto primo cittadino della citta’ felsinea.
Allo stesso modo esprimo apprezzamento per la decisione della magistratura , presa in piena autonomia ed indipendenza, di scarcerare il Del Bosco.
Io trovo che il garantismo sia un valore importante.
Ma e’ tale solo se riguarda l’intero corpus dei cittadini.
Al contrario la politica del centro-destra di Silvio Berlusconi di fatto pratica un garantismo d’accatto poiche’ elitario, “a la carte” , valido in realta’ solo per l’1,98 % della popolazione circa ( le alte cariche dello Stato, i parlamentari ,magari estendendo il tutto a qualche grosso imprenditore e a qualche grosso giornalista).
Anche questa e’ una politica pericolosa perche’ fa strame del valore e dell’importanza stessa del garantismo .
Una politica di fatto speculare e talvolta financo peggiore del peggiore dei giustizialismi e dei “ forcaiolismi” assortiti, di destra, di sinistra o qualunquisti che siano.
E per questo trovo francamente risibili le proteste di tutti quegli esponenti del centro-destra: ma come , nei riguardi di Silvio Berlusconi, di Cesare Previti , di Marcello Dell’Utri e di alcuni altri dobbiamo essere iper-garantisti e nei confronti di Roberto Del Bosco dovremmo sospendere l’”Habeas corpus” e agitare manette , cappi e quant’altro?
Ma fatemi il piacere !
Allo stesso modo pero’ debbo onestamente dire che non mi sono piaciute mo0lte dichiarazioni d’esponenti politici e del mondo culturale di sinistra successivamente all’evento stesso.
Ho visto in molte dichiarazioni del giorno dopo ( da Dario Fo a Lidia Ravera, da Pancho Pardi a Marco Rizzo, da Paolo Cento a Vauro Senesi financo a taluni bloggers del Cannocchiale) un clima eccessivamente “giustificazionistico”, da “cosa fatta capo ha” e minimizzazione se non compiacimento dell’accaduto.
Qualche blogger ha addirittura evocato il tirannicidio .
A mio parere invece e’ meglio lasciare Armodio e Aristogitone nei libri di storia e analizzare la realta’.
E da questo punto di vista non posso non dare ragione , a differenza del post precedente , a Giuseppe Caldarola , intervistato ieri dal Corriere della Sera ( anche se non posso non rilevare un certo tasso di strumentalita’ nei quotidiani laddove si intervistano quasi dieci esponenti della cosiddetta “sinistra radicale” e solo uno della quota riformista, dando la percezione, in realta’ artefatta, dell’ “uno isolato contro tutti”).
Ha ragione quando parla della necessita’ di una “task force “ di gente civile contro la violenza verbale ( mettendoci nel conto anche moltissimi esponenti della maggioranza , Roberto Calderoli e Isabella Bertolini , se proprio vogliamo citare due nomi a caso) , ha ragione quando dice che “la mancanza di reciproca legittimazione allontana i cittadini dalla partecipazione anziche’ avvicinarli alla politica” e anche quando afferma che “ la radicalizzazione non e’ affatto vero che premi chi la applica . La sinistra deve respingere questa pratica . Deve tornare a essere quello che e’ stata: rassicurazione e innovazione , non eccitazione e scontro frontale”.
Non vi sembri schizofrenico e contraddittorio questo post.
Al contrario io penso che le due parti si intersechino alla perfezione .
Per questo io dico alla sinistra di non scendere al livello del “giustificazionismo ex post” ( magari agevolato da certe cavolate dette da esponenti del centro-destra).
E’ un terreno minato per noi .
Cadremmo nel la trappola di inseguire un “diciannovismo” fuori tempo massimo, un dannunzianesimo che inseguirebbe la serie C del poeta abruzzese.
In fondo un tempo erano proprio i destri a mitizzare simili gestualita’.
Vi ricordate come qualche decennio fa si strumentalizzava la figura del “Balilla “ che non era altro che la strumentalizzazione di un episodio addirittura pre –risorgimentale ( si riferiva al lancio d’un sasso da parte di un adolescente , Giovanni Battista Perasso detto appunto il “Balilla “ , nella rivolta anti-austriaca nella Genova del 1746 ) oppure la vicenda di Enrico Toti che nelle trincee della prima guerra mondiale lancio’ la stampella contro il nemico.
Tutte vicende che inserite nel loro piccolo contesto potevano avere un valore ma poi enfatizzate e strumentalizzate cambiavano completamente di significato ( come dire che il Risorgimento o la prima guerra mondiale potevano essere decise dall’episodio isolato d’un singolo anziche’ essere cio’ che erano: delle complesse partite giocate a livello internazionale).
E’ per questo che bisogna respingere il giustificazionismo ed il compiacimento: perche’ domani a essere vittime di gesti simili potrebbero essere esponenti della nostra parte e anziche’ ricevere giusta solidarieta’ dagli avversari potremmo ritrovarci con politici, intellettuali e giornalisti che iniziano un’assurda caccia di possibili giustificazioni dell’accaduto.
Il rischio sarebbe quello di una spirale indegna non di un “Paese normale “ ( per citare una vecchia definizione di Massimo D’Alema ) ma financo di un Paese civile.
Pensiamoci.




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22 dicembre 2004

LA SCELTA

Stimo Massimo D’Alema. Nonostante gli errori che puo’ avere fatto durante il suo periodo di permanenza a Palazzo Chigi ( autunno 1998- primavera 2000) ritengo fondamentale il suo contributo alla causa della sinistra nel difficilissimo biennio 1994-1996 ( ricordo che financo Paul Ginsborg , uno studioso non certo sospettabile di “ultra-dalemismo” dovette riconoscergli in un suo saggio storico il ruolo di vero e proprio “ architetto” del successo elettorale alle elezioni del 21 aprile 1996 ) nonche’ ho trovato molto appropriate molte riflessioni che D’Alema medesimo ha fatto in periodi successivi alla dura sconfitta elettorale del 13 maggio 2001.
Allo stesso modo stimo fortemente Giuseppe “ Peppino “ Caldarola , trovo sempre lucidi e interessanti e talvolta pure giustamente provocatori e ficcanti sia i suoi editoriali sugli organi di stampa ( es. sul “Riformista”) che i suoi interventi alla televisione.
Un riformista vero e spesso e volentieri irriverente e del tutto privo di complessi e timori reverenziali.
Questa volta pero’ ( da modestissimo blogger a servizio ridottissimo quale sono ultimamente) scrivo perche’ non sono in sintonia con loro.
Qual e’ il “casus belli” ?
E’ la vicenda riguardante la candidatura per il raggruppamento di centro-sinistra del prossimo presidente della regione Puglia , colui che dovra’ sfidare il “ governatore” uscente , il giovane forzista d’estrazione democristiana, Raffaele Fitto.
Tramontata l’ipotesi dell’imprenditore Vincenzo Divella,attuale presidente della provincia di Bari, sono rimaste in piedi le candidature dell’esponente della Margherita Francesco Boccia e del parlamentare di Rifondazione Comunista Nicola “Nichi” Vendola .
Pare che D’Alema e Caldarola preferiscano Boccia, in quanto candidato piu’ moderato, maggiormente in grado di catalizzare a se’ consensi dell’elettorato pugliese.
Taluni sostengono che a penalizzare Vendola sarebbe la sua omosessualita’ anche se dalla Quercia viene negato recisamente che cio’ sia il motivo ostante .
Io dico la mia ( pur abitando lontanissimo e non conoscendo la realta’ pugliese ed essendo quindi passibile di violazione del principio del “conoscere per deliberare”).
Io sostengo la candidatura di Nichi Vendola.
Senza problemi e senza alcun complesso o retropensiero.
Io penso sia un politico capace, intraprendente ed in grado di interpretare bisogni e necessita’ della gente della sua terra.
E in secondo luogo ritengo che il ritrovato accordo con il Partito della Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti possa giustamente prevedere una candidatura di tale partito in una regione ( allo stesso modo credo che la Basilicata dovrebbe andare all’UDEUR di Clemente Mastella e chi scrive non e’ certo sospettabile di simpatie tardo-, post- o neo-democristiane).
E scrivo cio’ non in ossequio a “logiche spartitore” del tempo che fu o al Manuale Cencelli.
Altresi’ tutto cio’ lo sostengo in nome di una “pari dignita’” fra i vari attori della coalizione ( penso anche a un buon viatico per le elezioni politiche previste per la primavera del 2006).
E agli scettici aggiungo ora un argomento.
Il coraggio.
Eh si’.
Bisogna dare atto a Silvio Berlusconi che alle precedenti elezioni regionali ( quelle del 2000) ebbe coraggio.
Non mi riferisco alla crociera sulla nave “Azzurra” dove ebbe modo di profferire in barzellette disgustose.
Mi riferisco altresi’ alla candidatura alla regione Lazio di Francesco Storace.
Il presidente uscente, Piero Badaloni, appariva imbattibile e lanciatissimo verso la riconferma.
L’allora Polo delle Liberta’ sembrava orientato verso candidature CCD ( si parlo’ di Alberto Michelini, di Mario Baccini, di Francesco D’Onofrio), forziste ( Antono Tajani, Franco Frattini, Antonio Marzano), di “aennini” piu’ vicini alle posizioni del Cavaliere ( Maurizio Gasparri, Giulio Maceratini, Franz Turchi) oppure di indipendenti simpatizzanti per il centrodestra ( es. Mino Damato o l’imprenditore Raffaele Ranucci) .
Alla fine della fiera Storace , il “federale” seppe imporsi dapprima al partito, poi alla coalizione ed infine ad un inizialmente molto riottoso Silvio Berlusconi.
Storace conio ‘ uno slogan efficace : “Invece del candidato che nobilita ,scegliamo quello che mobilita contro l’avversario che debilita”.
Percorse 36.000 chilometri in campagna elettorale, intesse rapporti col mondo imprenditoriale e financo con le gerarchie cattoliche sopravanzando il 16 aprile del 2000 Badaloni di ben cinque incollature ( 51% contro il 46%).
Quello fu il punto centrale della campagna berlusconiana del triennio 1999-2001.
Massimo D’Alema che moltissime carte aveva puntato su quelle elezioni avrebbe potuto financo accettare la dominazione regionale del Cavaliere dalle Alpi al Po.
Altresì fu proprio la sconfitta nel Lazio a dargli il colpo di grazia decisivo per portarlo alle dimissioni da presidente del Consiglio la settimana successiva.
Anche stavolta il gruppo delle regioni in bilico ( simili agli “swinging states” delle elezioni americane ) e’ costituito da circa un terzo delle regioni in cui si andra’ a votare la prossima primavera ( Piemonte,Veneto, Liguria, Lazio, Puglia e Calabria).
Saranno proprio i risultati di codeste regioni a determinare i sostanziali vincitori e vinti della tornata.
Caro D’Alema, caro Caldarola, caro centro-sinistra,
perche’ non ci diamo una bella iniezione di coraggio e tentiamo un lustro dopo di rendere la pariglia al Cavaliere con una operazione simmetrica e diametralmente opposta a quella di Storace nel 2000 attraverso Nichi Vendola?
Io dico che la sfida sarebbe appassionante, che ne varrebbe la pena.
Anche per dimostrare che per essere una sinistra “senza complessi” non occorrono necessariamente il passaporto svedese o quello spagnolo.




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22 novembre 2004

IL VALLO

Avete presente “ Heroes” , la canzone che fa da colonna sonora alla bella trasmissione sportiva “Sfide”. Ebbene, il suo autore, David Bowie , disse che l’ispirazione per questa bella composizione la trovo’ osservando nel 1977 dalla finestra di uin albergo una coppia di giovani fidanzati intenti a baciarsi appassionatamente su una panchina collocata nelle immediate adiacenze del muro di Berlino ( sulla sponda occidentale).
Quindici anni or sono, il 9 novembre 1989 cadeva il vallo che divideva in due l ‘antica capitale germanica.
Fu un momento epocale.
Claudio Petruccioli ricorda nel suo “ Rendiconto” che all’arrivo della notizia, l’ex segretario del PCI Alessandro Natta che ai tempi conservava un ufficio al palazzo delle Botteghe Oscure , commento’: “Ha vinto Hitler”.
Petruccioli sottolinea che il valetudinario ligure leggeva l’avvenimento con “occhiali” piuttosto vecchi, datati perlomeno al 1945.
Per contro , il pontefice ( d’allora e di oggi) , Karol Woityla dichiaro’ forse un po’ enfaticamente : “ Ha vinto Dio”.
Molto si e’ discusso sul contributo di Giovanni Paolo II alla spallata decisiva pere la caduta del muro ( e qualcuno sostiene che il primo vero colpo di piccone lo diede Giovanni XXIIII con la politica del dialogo e con la “Pacem in Terris” che , secondo Giulio Andreotti, tolse agli eredi di Stalin il monopolio della “pace “ come tematica spendibile in politica).
Altresi’ , Nanni Moretti, in un ‘intervista rilasciata a “Micromega”in occasione della manifestazione di Piazza San Giovanni in Laterano del 14 settembre 2002 ha detto: “ Il crollo del mio personale Muro di Berlino fu quando capii, leggendo sui giornali le rivelazioni dei primi pentiti , che gli assassini del terrorismo rosso venivano dalla sinistra. Dieci anni dopo , nell’89, non avvertii alcun panico al crollo del muro di Berlino , anzi, fu un momento di liberazione e non capivo l’angoscia che quegli avvenimenti provocavano in tante persone di sinistra, anche giovani. Ma scoprire, alla fine degli anni Settanta, che i brigatisti non erano dei marziani dei servizi segreti ma persone che venivano dalla sinistra , quello si’ fu un vero colpo. Persone che avevano militato nella FGCI negli anni Sessanta, nella sinistra cattolica, ex militanti di Potere Operaio, i piu’ giovani che venivano da Autonomia operaia”.
Bettino Craxi espose quel giorno la bandiera con il garofano nella sede nazionale di Via del Corso, sottolineando il fatto che nonostante tutto quel giorno la bandiera rossa dei socialisti potesse sventolare fiera al vento.
Ando’ a dare personalmente una picconata al muro e raccomando’ ai suoi che “ nemmeno un calcinaccio avrebbe dovuto colpire il PSI”.
Potremmo dire che, paradossalmente, e’ avvenuto tutto il contrario vistoche’ una delle chiavi di lettura della vicenda Tangentopoli-Mani Pulite e’ costituita dal fatto che viene vista quale conseguenza indiretta proprio della caduta dei sistemi politici che avevano segnato l’Europa Orientale nella seconda meta’ del XX secolo.
Eppure, io credo che la sinistra , italiana e non, a quindici anni di distanza da quegli avvenimenti debba ripartire da una frase che ora viene attribuita a Mikhail Gorbaciov, ora allo stesso Bettino Craxi, ora a Norberto Bobbio ( quest’ultimo sull’argomento vi torno’ molto spesso in seguito) e cioe’ una frase che pur con qualche variante sostanzialmente dice: “Il comunismo e’ finito, ma non sono certo finiti i problemi a cui esso ha tentato di dare risposta”.
Bobbio arrivo’ a scrivere sulla “Stampa” nello stesso 1989 ( rivolto agli storici piu’ fortemente anticomunisti) : “O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico, insisto sullo “storico”, , abbia posto fine al bisogno ed alla sete di giustizia?”
E ancora, quattordici anni dopo, nel 2001, osservo’ : “ La democrazia ha vinto la sfida del comunismo storico , ammettiamolo. Ma con quali mezzi e con quali ideali si dispone ad affrontare gli stessi problemi da cui era nata la sfida comunista?”.
Io queste frasi mi sento di condividerle.
Certo, la sponda giusta nella vicenda del muro era quella occidentale, non quella orientale della Stasi e dei Vopos di Walter Ulbricht e di Erich Honecker.
Sponda occidentale in cui vivevano e molto spesso prosperavano partiti socialisti, socialdemocratici ( e aggiungerei situazioni certo particolari come quella del PCI ) che poco e molto spesso nulla avevano a che spartire con le esperienze autoritarie ( e talvolta totalitarie) che hanno caratterizzato la storia di quei regimi e che al contrario hanno contribuito a realizzare grandi conquiste di benessere e di civilta’ ( penso al welfare state tanto per fare un esempio).
Pero’ penso anche, partendo ed eventualmente facendo mie le riflessioni di Bobbio, che non sia affatto giusto che sotto le macerie del muro siano sepolte una volta per tutte quelle ragioni di lotta a favore della giustizia sociale, della coesione sociale, dell’uguaglianza, dei diritti per i piu’ deboli e per coloro che non hanno diritti e talvolta non hanno voce.
Al contrario, proprio dagli errori del passato deve nascere l’alternativa del domani.
E se tutto sembra andare esattamente nella direzione opposta, se il pessimismo della ragione sembra non solo aumentare ma addirittura dilagare, speriamo si facciano avanti presto la fiducia nel futuro ed il suo propellente piu’ formidabile, l’ottimismo della volonta’.




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9 novembre 2004

LA TORRE DELL'ASINELLO

Se nel 2008 il Partito Democratico degli Stati Uniti vorra’ riconquistare la Casa Bianca e’ pressocche’ certo che dovra’ schierare qualche asso.
E’ dal 1968, quando alla Convenzione svoltasi in quel di Los Angeles che il partito dell’asinello non schiera una forte batteria di big ( allora si sfidarono Hubert Humphrey, poi candidato, il senatore Eugene Mc Carthy e Robert( Bob) Francis Kennedy , che proprio in quell’occasione cadde vitima di un attentato mortale ).
Financo nel 1992, anno della designazione di Bill Clinton la stampa, alla vigilia, parlo’ di “cinque nani” ( Tsongas, Brown, Harkin, Kerrey e lo stesso Clinton ) che si sfidavano per la nomination.
A quattro anni esatti dalla “resa dei conti” in pole position sembra esserci la signora Hillary Rodham Clinton , moglie di Bill e attuale senatrice dello stato di New York.
Molte motivazioni sembrano esserle favorevoli ma nello stesso tempo la sua potenziale candidatura appare ricca di autentici “talloni d’Achille” come ben scritto da Alexander Stille in un articolo ripreso da Marco Contini.
John Forbes Kerry molto probabilmente diverra’ capogruppo al Senato in quel di Washington ma una sua candidatura fra quattro anni allo stato delle cose appare assai improbabile: l’unico , in tempi moderni, che da sconfitto ottenne una ri-candidatura immediata fu Adlai Stevenson nel 1956 ma fu battuto per la seconda volta da Eisenhower.
Al Gore dal risultato del 2 novembre scorso potrebbe vedersi rilanciato.
Una ipotetica vittoria di Kerry avrebbe quasi sicuramente significato la fine delle ambizioni presidenziali ( e Albert Gore III e’ al di la’ di tutto un uomo allevato fin dalla tenera eta’ dal padre per la corsa al 1600 di Pennsylvania Avenue) .
Forse puo’ sognare di ripetere “cabalisticamente” la parabola storico-politica di Richard Nixon : otto anni alla vice-presidenza dietro un capo di stato che li sovrastava, il tentativo di raccoglierne l’eredita’, la sconfitta sul filo di lana ( Gore perse contro Bush la volata in Florida , Nixon perse al fotofinish in Illinois con sospetti di brogli in quel di Chicago ), un evento epocale in mezzo alla loro mancata presidenza ( l’uccisione di John Kennedy il 22 novembre 1963 a Dallas , l’11 settembre 2001 a New York e Washington ), il salto di un giro ( 1964 per Nixon, 2004 per Gore) , la presidenza infine ( 1968 per Nixon, ancora tutto da giocare per il politico oriundo del Tennessee).
Anche John Edwards potrebbe tentare di capitalizzare la bella figura fatta come candidato vicepresidente alle recentissime elezioni.
Dovra’ pero’ migliorare la propria piattaforma, non farsi percepire eccessivamente come un avvocato ( categoria sociale di fatto non amatissima negli Stati Uniti) e curare molto il proprio bacino potenziale negli stati del sud ( l’Arkansas, il Tennessee, le Caroline ecc la cui conquista e’ stata di fatto anch’essa decisiva per le fortune elettorali di George W. Bush).
Inoltre, proprio negli ultimi giorni Edwards ha annunciato che la cinquantenne moglie italoamericana Elisabeth Anania dovra’ curarsi un cancro al seno e quindi purtroppo potrebbero intrecciarsi pure ragioni strettamente personali alla propria carriera pubblica.
Di fatto pero’ , credo che i Democratici dovranno tenere conto di due fattori ( forse un po’ trascurati):
1) negli ultimi trent’anni circa, tutti coloro che sono ascesi alla massima carica ( eccettuato George Bush padre che pero’ aveva alle spalle otto anni di vicepresidenza nonche’ anche un piccolo periodo di reggenza in seguito all’attentato subito da Ronald Reagan nel 1981 ) provenivano da un ‘esperienza quali governatori di qualche Stato.
Jimmy Carter della Georgia, Ronald Reagan della California, Bill Clinton dell’Arkansas, George W. Bush del Texas.
Ora, ne’ la Rodham , ne’ Gore , ne’ Edwards possono vantare nel loro “cursus honorum “ tale esperienza .
Semmai sono ricchi di esperienza washingtoniana ( cosi’ come Kerry) ma questo purtroppo rischia di produrre semmai un effetto boomerang presso alcune porzioni dell’elettorato.
Tale fattore potrebbe di fatto agevolare il tentativo di qualche outsider ad oggi piuttosto difficile da pronosticare.
2) il partito dell’asinello dovra’ fare uno sforzo per riuscire ad ampliare consenso in un Paese spaccato in tre , ma sostanzialmente in due, con le coste del Pacifico e dell’Atlantico con le megalopoli e la regione dei laghi democratica mentre l’intero settore centrale e meridionale sono saldamente in mano repubblicana.
I Democratici dovranno scegliere con coerenza una strada: o cercare di far propri una parte dei valori altrui inglobandoli nel proprio progetto politico oppure dovranno raffinare meglio un discorso fortemente alternativo alla controparte cercando di dotarla nel contempo di uno spirito maggioritario nei confronti del corpo elettorale.
Entrambe le strade si presentano insidiose: la prima rischia di snaturare il partito appiattendolo su una sorta di “brutta copia” del GOP , la seconda se calibrata male rischia di ripetere all’infinito lo schema della sconfitta di George Mc Govern in occasione delle presidenziali del 1972).
E bisogna anche tenere conto del fatto che l’avversario e’ duro , e’ quell’impasto conservatore ( e del quale i cosiddetti “neoconservatori” sono soltanto una frazione) che iniziato con una dura sconfitta ( quella di Barry Goldwater nel 1964) ha pero’ poi continuato la propria corsa alla ricerca di un’egemonia nel Paese arrivando al risultato di una vera e propria “Right Nation” ( dve in un gioco di parole “right” sta per “ destra” ma anche per “ giusto/a” sottintendendo la battaglia valoriale –culturale ).
Una destra insidiosa, mi verrebbe da dire che in un certo senso ha capito meglio ( si badi bene: nel metodo , non necessariamente nel merito) la lezione sull’egemonia operata storicamente da due italiani : Niccolo’ Machiavelli e Antonio Gramsci.
Una destra molto composita e che sara’ molto duro battere.




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2 novembre 2004

CARA VECUVIA...

Cara Vecuvia, questo post poteva anche essere una lettera privata pero', da parte mia, ritenga si estrinsechi molto meglio in un dibattito che abbia caratteristiche pubbliche. E pazienza, se magari a modo suo equivale alla rimasticatura di qualche mio vecchio post. Anzi, forse costituisce una prova provata di coerenza. Il punto di partenza e' uno dei tuoi ultimi post in cui, pur partendo dalla descrizione ( operata tramite link esterno) di un fatto di cronaca che definire orribile e' forse troppo poco , arrivi alla conclusione di vedere " nell'estinzione della razza umana la sola salvezza per il mondo...". Permettimi di non condividere ( pur capendola e rispettandola) tale posizione. A mio parere viviamo in un mondo estremamente complesso e contraddittorio. Certo, un mondo ricco di disuguaglianze, disparita', ipocrisie. Ma e' certo un mondo che ha fatto anche dei passi da gigante, conquiste che qualche tempo fa apparivano impossibili da realizzare. Pensiamo, ad esempio, ai prodigiosi progressi della ricerca scientifica e tecnologica applicati al campo medico e sanitario. Certo, e' brutto il fatto che magari tali scoperte non siano accessibili nella fruizione a tutti ma comunque di esse dobbiamo esserne fieri. Oggi possiamo conoscere il nostro corpo umano in ogni suo millimetro quadrato e in qualche universita' d'oltreoceano si arriva al punto che qualche professore va alla lavagna, prende un gesso, apre una parentesi quadra e scrive una formula matematica in cui spiega razionalmente i processi di innamoramento fra le persone. Realizzando cosi' un qualcosa di simile a quando Galileo Galilei parlava di "universo scritto in caratteri matematici". Certo, so bene che a tutto questo si possono contrapporre quantita' enormi di eventi negativi che sembrano sospingerci verso la barbarie. L'amica Clelia ama spesso ricordarci che financo la parola "occidente" e' il participio presente del verbo "occidere". Eppure io credo ( ne sono fermamente convinto) che per uscire dal problema bisogna a tutti i costi evitare i due mali che rischiano di travolgerci ( a volte la sensazione e' quella di dover inserire uno scarpone chiodato in mezzo a un portone che si sta chiudendo minacciando di stritiolarci). Il primo male da sconfiggere e' senza dubbio l'autoreferenzialita'. La visione cioe' di un mondo chiuso nelle proprie certezze, tronfio, roboante, indifferente al prossimo, ai posteri , all'ambiente circostante . Un mondo in cui basta tenere in una mano un libro il cui contenuto nemmeno si conosce e nell'altra un fucile ipertecnologico. E' un mondo in cui e' pienamente giusto non riconoscersi. Un mondo del quale e' pienamente giusto auspicare il cambiamento radicale, l'evoluzione in tutt'altro senso. Ma l'altro male da sconfiggere, cara Vecuvia, e' lo spirito d'autodistruzione. E cioe' uno spirito d'espiazione portato all'eccesso in cui noi tutti ci si debba far carico di colpe che non sono nostre, in cui ci auto-imponga limiti , in cui domini un pessimismo irrazionale, distruttivo, auto-distruttivo. Ho paura che anche da un mondo cosi' non possa nascere nulla di buono ( ne' a breve ne' a lungo termine) . La nostra opera in questo mondo deve necessariamente estrinsecarsi su un piano che si tenga il piu' possibile alla massima distanza da entrambe queste polarizzazioni ( e' chiaro , un po' ho generalizzato ma 'e stato per essere comprensibile). Solo cosi' potremo dire di aver fatto qualcosa di buono ( nonostante tutto e nonostante tutti i nostri limiti). Un saluto.




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28 ottobre 2004

LA ( TROPPO) DIFFICILE STRADA DEL CONCILIO VATICANO III

Riparto da uno dei commenti all’ultimo post ( quello di Panther) laddove la citazione di don Luigi Maria Verze’ viene giustamente definita la “chiave di volta della grande riforma” e nello stesso tempo vado anche a lambire una tematica toccata anche nell’ultimo numero dell’Espresso.
La mia domanda a questo punto e’ : e’ davvero ipotizzabile una svolta in senso “progressista” della Chiesa Cattolica perlomeno a breve-medio termine ? E allo stesso tempo e' altrettanto ipotizzabile l'indizione a breve, di Un "Concilio Vaticano III" che tali riforme e aperture dovrebbe solennemente ed ufficialmente sancire?
Io da questo punto di vista sono decisamente scettico.
Ad oggi , in un possibile Conclave( vero luogo di espressione e di manifestazione delle tendenze “politiche” della sponda destra del Tevere) la situazione sembra molto piu’ favorevole ai cardinali di stampo prettamente conservatore.
E anche da un punto di vista mediatico la sensazione e’ che i conservatori dominino.
La scena e’ ( o perlomeno appare) dominata dal prefetto per la Congregazione della dottrina della fede, il bavarese Joseph Ratzinger, dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana , Camillo Ruini , dal Segretario di Stato Angelo Sodano.
Specialmente il primo, in caso di un ipotetico Conclave , sembrerebbe avere in mano buone carte.
I cardinali progressisti sembrano invece all’angolo, pressoche’ marginalizzati.
Il cardinale Carlo Maria Martini , arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002 e’ volontariamente in ritiro –studio in quel di Gerusalemme, il vescovo di Magonza e presidente della Conferenza episcopale tedesca ( la piu’ grande d’Europa)Karl Lehmann , che nel 1999 sollevo’ il tema della necessita’ di un pontefice efficiente ( a criticarlo fu paradossalmente il vescovo di Como Alessandro Maggiolini il quale affermo’ che la Chiesa non doveva essere paragonata alla FIAT) e l’arcivescovo di Parigi Jean Marie Lustiger appaiono anch’essi all’angolo, non in grado di poter dettare una “agenda setting” riformista alla Chiesa.
Di fatto cioe’ tutti i possibili fautori di quella “grande riforma” di cui parlavamo all’inizio sembrano davvero con poche chances di poterla realizzare davvero.
Sembra difficile cioe’ che la Chiesa si discosti dalla linea iniziata nel 1963.
Allora, alla morte di Giovanni XXIII ( e a Concilio Vaticano II ancora aperto ) venne eletto papa Giovanni Battista Montini , Paolo VI.
I progressisti avrebbero preferito il vescovo di Bologna, Giacomo Lercaro. I conservatori avrebbero preferito un prelato in grado di sferrare un deciso di maglio al Concilio stesso.
La scelta dell’allora vescovo di Milano ben rappresento’ la necessita’ di una soluzione di compromesso.
Poco dopo l’elezione la proposta di proclamare Santo ( per acclamazione del Concilio stesso)Giovanni XXIII fu respinta da Paolo VI, viatico di un certo annacquamento dello “spirito conciliare” che aveva caratterizzato il pontificato giovanneo ( e tutto il quindicennio montiniano fu caratterizzato da oscillazioni fra caute aperture e chiusure in seguito a vere e proprie reazioni di rigetto della Curia)
Anche gli ultimi due Conclavi( quelli del 1978) seguirono sostanzialmente ragioni di compromesso fra “conservatori “ e “progressisti”.
Questi ultimi avrebbero visto bene l’elezione dell’arcivescovo di Fortaleza, il brasiliano Aloisio Lorscheider.
Ma dovendo trovare una soluzione di compromesso che impedisse l’ascesa sul trono di Pietro di Giuseppe Siri ( arcivescovo di Genova posizionato su idee decisamente anticonciliari) dovettero agevolare l’elezione di Albino Luciani prima e di Karol Woityla poi.
A distanza di molti anni, se possibile , la sensazione e’ che la situazione sia financo “ peggiorata”.
E cioe’ che il prossimo pontefice ( anche se chiaramente nessuno puo’ saperne le date di svolgimento ) possa addirittura essere non gia’ una figura di mediazione ma bensi’ un conservatore tout court.
Magari lo stesso Joseph Ratzinger che pure durante il Concilio ( 1962-1965) da professore di teologia fu vicino ai vescovi germanici quale giurisperito.
Venne addirittura considerato progressista.
Ma via via , negli anni seguenti, si sposto’ su posizioni conservatrici.
Magari questo particolare lo renderebbe perfetto per un ipotetico “asse morale” con Giuliano Ferrara, con la gran parte del fronte dei neoconservatori d’oltreoceano e magari anche con il presidente designato della Commissione esecutiva europea di Bruxelles, il portoghese Jose’ Manuel Durao Barroso ( tutti costoro condividono una storia personale fatta di iniziali posizioni di sinistra poi via via spostatesi verso destra).
Dubito pero’ che lo renderebbe altrettanto adatto per un ipotetico ( e auspicabile) Concilio Vaticano III fatto di riforme e di auspicabile ( ed auspicata ) modernizzazione.
Insomma la sensazione e’ che in fondo a via della Conciliazione il “ divieto di svolta a sinistra” durera’ ancora a lungo.




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21 ottobre 2004

CONSIDERAZIONI SOCIO-POLITICHE A MARGINE DELLA VICENDA BUTTIGLIONE

Vorrei oggi affrontare sul blog la questione delle dichiarazioni in materia di diritti civili rese all’ audizione svoltasi in sede d’Europarlamento da parte del commissario –vicepresidente designato Rocco Buttiglione in materia di diritti civili( nella nuova Commissione esecutiva europea presieduta dal premier portoghese Jose' Manuel Durao Barroso).
E in particolare piu’ che sul merito specifico e delimitato della vicenda mi vorrei soffermare su alcune dichiarazioni a margine d’essa.
Non mi riferisco alle dichiarazioni fatte in difesa di Buttiglione dai suoi colleghi ministri Carlo Giovanardi e Mirko Tremaglia : su quelle credo ci sia poco da aggiungere ad alcune scuse che hanno scritto alcuni bloggers cannocchialeschi .
Mi riferisco altresi’ ad aspetti molto piu’ “ sostanziali” che sfiorano la questione.
In particolare debbo dire che mi ha molto colpito l’intervista data al Corriere della Sera il 10 ottobre scorso dallo storico e politologo di estrazione cattolica Giorgio Rumi ( fra l'altro e' anche consigliere d'amministrazione RAI uscente in quota UDC).
Questi era intervistato a margine delle dichiarazioni di Buttiglione e di quelle del presidente della Compagnia delle Opere( il sostanziale " bracio secolare" di "Comunione e Liberazione"), Raffaello Vignali, che aveva parlato di “triste revival degli anni Trenta” dicendo che “manca solo che i cattolici debbano portare la stella di Davide come gli ebrei negli anni Trenta”.
Rumi all’inizio dice che questo e’ un “espediente polemico” e poi esorta i cattolici “ guai se partendo da questo discorso arrivassero ad autoghettizzarsi, devono piuttosto accettare la sfida e discutere con chi li accusa”.
Piu’ avanti Rumi parla pero’ dell’esistenza di un “european correct di stampo socialdemocratico ma soprattutto nordico” che non sopporta posizioni ideologicamente diverse e poi parla di un “nucleo forte ideologico che si va affermando in Europa e che si riconosce nell’insofferenza per tutto cio’ che pone problemi alla centralita’ europea. Una cultura che ha le sue radici nella socialdemocrazia , ma i cui contorni sono difficili da delineare . Vi si puo’ leggere l’influenza della Germania , Paese preoccupato soprattutto del suo recupero economico , ma che non si sa realmente dove stia andando. Oppure di Paesi nordici, come Svezia e Norvegia . Le caratteristiche sono spesso quelle di una certa supponenza : credee di avere conquistato orizzonti definitivi. E’ naturale che agli occhi di questo mondo Buttiglione risulti un alieno”.
Ora, a parte alcune contraddizioni fra la prima e le successive dichiarazioni di Rumi anzitutto , per restare in tema di “orizzonti definitivi” ricorderei che Willy Brandt paragono’ nel 1973 il socialismo ad “ un marinaio che impara presto a fare il marinaio, anche se e’ un ragazzo e magari non ha ami visto il mare . Perche’ , nel suo primo viaggio , il marinaio scopre che l’orizzonte non e’ una linea di confine. Quando la nave si sposta, anche l’orizzonte si sposta: sempre piu’ in la’, sempre piu’ in la’, fino a diventare tanti orizzonti sempre nuovi. Oh, si’: e’ cosi’ ch eio vedo il socialismo : com eun orizzonte che non raggiungeremo mai e a cui tentiamo di andare sempre piu’ vicino”.
Da brividi.
E’ evidente che nel discorso di Rumi manca tutta la parte legata al confronto con i livelli di vita ( in termini di giustizia sociale, di benessere diffuso, di liberta’ individuali ecc…) delle socialdemocrazie scandinave.
E purtroppo credo che questo sia la spia , il sintomo di una certa difficolta’ del mondo cattolico.
Sembrano davvero lontani i tempio di Leone XIII e della “Rerum Novarum” oppure il clima del Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII:
Certo, qualcuno potrebbe obiettarmi che anche Leone XIII era un nemico giurato del liberalismo e del socialismo.
Vero.
Pero’ non possiamo dimenticare che a partire dalla “Rerum Novarum “ del 1891 inizio’ tutta una serie di encicliche ( fino alla “Centesimus Annus” del 1991) che si occupavano di elaborare una specifica “dottrina sociale “ che al di la’ degli strali e degli anatemi reciproci quantomeno aveva il pregio di non sottrarsi al confronto con le tematiche poste dal mondo socialista e liberal-socialista ( in fondo questo e’ il tema cruciale di questo post).
Oggi la Chiesa da’ davvero la sensazione di avere quasi completamente esaurito quella “spinta propulsiva”.
Insomma , la sensazione e’ quella di volersi sottrarre al confronto, di crogiolarsi nelle proprie convinzioni, di auto-ghettizzarsi piuttosto che essere vittime di presunte ghettizzazioni.
Solo confrontandosi sul merito, sulla sostanza socio-politica puo’ uscire qualcosa di buono e si puo’ esere veramente utili al progresso morale e materiale di una societa’.
La sensazione che io ho e’ , altres’, che la Chiesa scelga di essere sempre piu’ un polo sostanzialmente conservatore nelle societa’ euro-occidentali.
Non c’e’ da stupirsi allora se, per sentire qualcosa di innovativo dalla Chiesa, bisogna ascoltare qualche sacerdote vicino al mondo no-global o , addirittura , leggere il “ testamento spirituale “ scritto da un sacerdote peraltro ritenuto molto vicino a Silvio Berlusconi ( il fondatore del San Raffaele di Milano don Luigi Maria Verze’) come parte finale della sua autobiografia pubblicata recentemente fatta a mo’ di “ dieci pensieri per il prossimo Papa “ in cui al settimo punto il sacerdote parla del fatto che il futuro pontefice dovra’ innovare su tematiche riguardanti “ celibato del clero, sacerdozio femminile, anticoncezionali, procreazione assistita e ricerca scientifica”.
Riflettiamoci.




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14 ottobre 2004

FROM CANBERRA TO LONDON ( CON SCALO TECNICO A WASHINGTON)

Secondo Hillary Rodham Clinton , alla vigilia dell’ultimo dibattito televisivo fra George W. Bush e John Forbes Kerry la situazione vedeva un netto 3-0 siglato dal senatore democratico del Massachusetts ( conteggiando anche la sfida fra i due candidati vice, Richard Cheney e John Edwards). Probabilmente ora il computo dovrebbe essere aggiornato, di fatto, a un 4-0.E di certo tutto cio' costituisce la prova provata della perdita di un certo smalto mediatico che Bush sembrava avere in anni passati ( potremmo citare in proposito le sfide televisive con la democratica Ann Richards per la poltrona di governatore del Texas nel 1994 oppure le stesse sfide-TV a margine dell epresidenziali del 2000 fra lui e Al Gore III).
Proviamo pero’ a inserire le elezioni del 2 novembre prossimo , in un contesto leggermente piu’ ampio, legato in sostanza al concetto di “ popoli di lingua inglese” gia’ caro a Winston Churchill e in parte a John F. Kennedy.
E cioe’ la particolarita’ che il duello Bush vs. Kerry si incastona esattamente a meta’ , sia da un punto di vista geografico che cronologico, fra le elezioni legislative in Australia e le elezioni politiche anticipate della primavera del 2005 in Inghilterra..
La scorsa settimana , il premier liberalconservatore australiano John Howard ha ottenuto uno storico quarto mandato dal corpo elettorale ( e’ in carica dal marzo del 1996) sconfiggendo l’assalto del giovane laburista Mark Latham.
Da un punto di vista prettamente politico il risultato di Canberra e’ una buona notizia per Bush.
Howard e’ stato uno dei piu’ determinati alleati degli Stati Uniti riguardo alle questioni dell’ Afghanistan e dell’ intervento militare in Mesopotamia.
Forse Bush ha tirato un sospiro di sollievo anche pensando ad una famosa copertina dell’Economist immediatamente successiva ai tragici fatti di Madrid dello scorso 11 marzo quando il premier iberico Jose’ Maria Aznar ( anche se la sconfitta la riporto’materialmente il suo delfino Mariano Rajoy)aapariva in effigie ad un asso delle carte da gioco francesi e in lista d’attesa vi erano effigiati Howard, lo stesso Bush ed il premier britannico Tony Blair ( come potete vedere Silvio Berlusconi e’ considerato totalmente privo di reale consistenza e di peso internazionale).
Se la situazione dovesse essere analizzata dal punto di vista di Howard certamente egli si augura il successo dei repubblicani ma anche in caso di successo del partito dell’asinello rimarra’ comunque sostamnnzialmente schierato sulle posizioni di Washington ( se volessimo semplificare un po’ potremmo dire che la posizione di Howard e’ equiparabile a quella dei cosiddetti bloggers “ neoconservatori cannocchialeschi” presenti su questa piattaforma, ad esempio Harry ).
Proviamo ora ad analizzare la situazione dal punto di vista di Londra ( segnatamente dal numero 10 di Downing Street).
Per chi fara’ il tifo realmente Tony Blair?
A mio parere, anche se la lettura della sua biografia a puntate di Richard Newbury pubblicata recentemente sul Corriere della Sera adombra la tesi di un Blair sostenitore anche “ideologico” e non solo di circostanza ( e la gran parte del dipanarsi della vicenda irakena da’ sostanzialmente ragione a Newbury) io credo che Tony in cuor suo si auguri il successo di Kerry.
In fondo il New Labour inizio’ il suo corso, nel 1992 , proprio attraverso una relazione speciale con i Democratici clintoniani e inoltre e’ molto probabile che una politica kerryana potenzialmente piu’ “ multilateralista” ( uso questo termine per semplificare ) allenterebbe di molto la pressione sia dell’opinione pubblica che di alcune aree del Labour su Blair.
Aree che in parte fanno capo alla sinistra ( potremmo pensare a Ken Livingstone, a George Galloway , a Claire Short, ad alcune aree tradeunioniste) ma che in parte potrebbero riguardare anche settori piu’ moderati del partito che potrebbero in qualche momento coagularsi in nome di una identita’ partitica piu’ forte e puntare le proprie carte sul Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown .
Al contrario una situazione internazionale piu’ distesa potrebbe far concentrare l’attenzione sulle questioni di politica interna ( lo stesso Blair ha cercato di avviarsi su questa strada al recente congresso di Brighton ) .
Blair a quel punto potrebbe centrare agevolmente in primavera un terzo mandato e ( considerando che, fatto senza precedenti in Inghilterra , ha gia’ annunciato che in ogni caso non si candidera’ per un eventuale quarto mandato) preparare il terreno per la successione al giovane ( e ultra-blairiano) Alan Milburn .
E se a primavera vincessero i Tories?
Ipotesi per carita’ molto difficile .
Il leader conservatore si chiama Michael Howard ma con il premier australiano e’ solo omonimo.
Certo all’opposizione e’ piu’ facile avere liberta’ di manovra anche a livello di singole dichiarazioni.
Pensiamo al fatto che, fra i leader storici del partito ancora viventi, ad esempio, la baronessa Thatcher ( premier dal 1979 al 1990) ha apertamente elogiato il comportamento di Blair in merito all’Iraq mentre , al contrario , il suo successore John Major ( 1990-1997) si’ e’ dichiarato perplesso e alfine nettamente contrario all’intervento.
Ma la di la’ di queso credo che , nella difficilissima ipotesi che i Tories riescano a riottenere la maggioranza parlamentare a Westminster , costoro continuerebbero nella tradizionale politica ( decisamente accentuata con i Conservatori al governo fatto salvo forse Edward Heath, premier dal 1970 al 1974, colui che nel 1973 fu il fautore dell’ingresso britannico nella Comunita’ Economica Europea) estera di “special relationship” anglo-americana sostanzialmente indifferente quale che sia l’inquilino della Casa Bianca.
A mio parere quindi colui che rischia piu’ di tutti ( ne va forse anche del posto che avra’ in futuro nei libri di storia ) in questo trittico elettorale nelle lande che parlano la lingua di William Shakespeare e' proprio Tony Blair.




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8 ottobre 2004

PICCOLO ANNUNCIO PUBBLICITARIO

Se avete un attimo di tempo fate un salto qui .
Il titolare di questo blog passa dall'altra parte della barricata: dopo aver intervistato lui , uno dei piu' quotati bloggers di questa piattaforma , concede ora altresi' un 'intervista multi-argomento: si parla di politica ma anche di donne ( e senza giochini della torre ! ).
Se volete fateci un salto.




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5 ottobre 2004

SUPER INTERVISTA CON PANTHER ARGOMENTO: LE DONNE

Nell'intervista resa a Watergate2000 , il Panther
si era lamentato di non essere stato interrogato in materia di donne( possibilmente non attraverso il gioco della torre tanto caro a Claudio Sabelli Fioretti e a Watergate 2000)
Allora io ho approffittato per chiedergli un'intervista.
Panther si e' subito mostrato entusiasta e ne e' uscito un botta e risposta variegato ( non solo,politico quindi ) di venti domande e risposte che potete leggere qui sotto.
Spero' sara' di vostro gradimento.


1) L’ avvocato Agnelli diceva: “gli uomini si dividono in due categorie: coloro che parlano di donne e coloro che parlano con le donne”.
Io penso altresi’ che fra le due cose non vi sia necessariamente incompatibilita’. Tu che ne pensi? E’ realmente molto difficile, al giorno d’oggi, passare da una fase all’altra?
RISPOSTA:
Ci sono uomini che parlano di donne non capendone un’acca e uomini che parlano con le donne perché tentano di comprenderle (e non è detto che ci riescano sempre). Di uomini che parlino di donne, dopo averle seriamente ascoltate, mi sembra che ne esistano sempre di meno. Il vittimismo maschile, figlio del maschilismo che fu, ha preso il sopravvento e questi poveri uomini, da perfetti molluschi invertebrati quali sono (nella maggior parte dei casi), preferiscono lamentarsi delle donne che non sono più come una volta.
Direi che mi trovo d’accordo con l’Avvocato e la cosa mi inquieta non poco.

2) Leggendo il tuo blog si nota una forte simpatia per le bloggers del Cannocchiale.
Vi hai dedicato una sotto-divisione a livello di link ( “Le mie preferite” ) e ora anche una rubrica del blog ( “Blogwomen”) .
Come mai questa forte simpatia e apprezzamento?
E le bloggers che parlano principalmente di shopping, vestiti , concerti ecc ti attirano oppure sei un po’ prevenuto verso costoro?
Frequenti ( intendo ovviamente a livello di commenti sui blog) anche bloggers Splinderiane o di altre piattaforme?
Se si’ vuoi spendere qualche parola per qualcuna che hai trovato particolarmente interessante?
RISPOSTA:
Partiamo da una premessa. Io che ho sempre lottato contro ogni tipo di dogma, in realtà non sono mai riuscito a liberarmi da un dogma in particolare, quello della superiorità della donna. Pensaci bene, le donne sopportano meglio il dolore (dolori mestruali e parto noi maschietti non ce li potremo mai immaginare), vanno meglio a scuola e all’università (basta leggere le ultime statistiche) e sono più individualiste degli uomini (anche se per molti, non per me, questo può risultare un difetto). Della maggiore potenza muscolare degli uomini me ne sono sempre fregato: quella ti serve nella preistoria! Più l’uomo si fa civile e meno ha bisogno di usare la forza fisica. Torniamo alla blogosfera. Di uomini in gamba ce ne sono molti, ma quel “non so che” che ti affascina, ti incuriosisce, ti attira te lo dà alla fine solo un blog al femminile. Sembrerà assurdo, ma io avverto la femminilità anche tra le vocali, le consonanti, i punti e le virgole.

Le bloggers più frivole mi attirano solo se espongono una loro bella foto…………… Scherzo, però è anche vero che noi ragazzi sappiamo apprezzare le migliori opere d’arte che madre natura ci ha regalato, i visi e i corpi delle donne e spesso trascuriamo tutto il resto. Se sapessimo “scavare” nell’interiorità di ogni donna ci accorgeremmo che anche l’universo interiore femminile è una bomba sexy.

Altre piattaforme? Non ho molto tempo per frequentarle, però ti devo segnalare senza dubbio lebotteghecolorcannella e robba In entrambi i casi, la stima è reciproca. Non aggiungo altro: due blog da visitare. E non dimentichiamoci di soniaoranges.3) Posso chiederti un giudizio od un ritratto sintetico ( mi verrebbe da dire quasi una piccola anteprima sintetica di quando ne parlerai con piu’ ricchezza di particolari nella rubrica) delle seguenti bloggers:


- MIELE 98 La donna più spudorata che io abbia mai incontrato.
- CLELIA ( ALETHEIA) Sensibilità, cultura, modestia, grande nobiltà d’animo, ma dove sei finita?
- GIULIA ( ALZATACONPUGNO) Risoluzione creativa dei conflitti? Il suo pane quotidiano e quando non siamo d’accordo non discutiamo mai con calma, ma questi confronti mi servono molto. Spero che in misura minore servano anche a lei. ;-)
- AKIKO ( ZEBRE) Sa troppe cose di me pur conoscendomi poco.
- KATIUSCIA La socialista più combattiva e affascinante che io abbia mai conosciuto.

4) Sempre leggendo il tuo blog o in alternativa, i tuoi commenti ad altri post , si evince una tua forte simpatia per Miele.
Che cos’e’ in particolare ( umanamente, politicamente ecc…) che ti colpisce di lei?
RISPOSTA:
Miele mi somiglia moltissimo, sia umanamente che politicamente. Odia i compromessi al ribasso, l’ipocrisia, i giochini di palazzo ed ha il mio stesso modo di affrontare la vita: sempre all’attacco!
Abbiamo condotto insieme sul blog due battaglie memorabili: quella sul potere di grazia (ai tempi dello sciopero della fame e della sete di Pannella) e quella per la raccolta delle firme referendarie contro la legge 40. E’ stata semplicemente eccezionale! Certo ci sono anche delle differenze: lei ha un approccio alla politica estera più netto, mooreiano oserei dire…..
Tornando invece all’aspetto umano, ciò che mi colpisce e mi piace più di lei, invece, è la sua spudoratezza. Non tanto, bada bene, perché parla in maniera disinvolta di sesso, ma perché sul blog ci racconta e ci trasmette tutte le sue emozioni, le sue incazzature, i suoi sfoghi, i suoi pianti, le sue ingenuità. E’ così forte e così fragile…… Un po’ come me, solo che io sono una persona molto riservata e pudica, invece Miele se ne frega altamente dei giudizi degli altri. Io non sono così coraggioso. Ti ripeto,questa sua somiglianza/diversità è l’aspetto che più mi cattura e mi affascina. E poi Sonia (che è sempre lei) ha scritto: “La scelta del riformismo non puo' che essere una vera rivoluzione liberale”. Come posso non adorarla?

5) Ultimamente alcuni bloggers ( la stessa Miele, Carlo Menegante ecc…) hanno lanciato sui loro blog una piccola campagna per trovarti una fidanzata facendo seguito ad iniziative analoghe per Titollo.
Puoi dirci come e’ andata? C’e’ stato qualche risultato?
RISPOSTA:
Ma dai! Mica si trova così una fidanzata. Era solo un modo un po’ scherzoso per prendermi in giro o, forse, per valorizzarmi, ma non ho mai creduto seriamente di poter trovare una fidanzata tramite campagne del genere.

6) Puoi dirci come ti piacerebbe una “fidanzata ideale”.
Al di la’ delle solite domande sull’estetica ad esempio: la preferiresti “politicomane” o sostanzialmente disinteressata alla politica?
RISPOSTA:
Che abbia un minimo di cultura, anche politica. Completamente disinteressata, no, ma forse nemmeno politicomane: basto io! Torniamo un attimo all’estetica (e non solo): hai presente Katy Louise Saunders?

7) Riusciresti a sopportare una fidanzata:
- fiorentina o torinista sfegatata? Le fiorentine al sangue sono ottime, le toriniste torinesi le trovo adorabili!
- Clerico-fascista e fiera di esserlo? Ma stai scherzando?
- Di sinistra ma orfiniana convinta? Ho già un debole per una ragazza (mi) che risponde a queste caratteristiche, non te n’eri accorto?
8) Sempre leggendoti si evince una tua forte simpatia per le donne italiane.
Fra le estere ( perlomeno restando in Europa) quali donne preferisci?
Cosa mi dici delle svedesi , che spesso sul Cannocchiale sembrano mietere una grande messe di consensi?
RISPOSTA:
Mi sono rotto di questo mito delle svedesi: tutte alte, bionde, formose. Lasciamole a titollo! Tra le europee preferisco le francesi, le inglesi (così almeno ci capiamo quando parliamo) e le donne dell’est.

9) Una domanda un po’ personale adesso: guardandoti indietro come definisci la tua vita sentimentale fino adesso?
Un gran conquistatore ? Un gran collezionista d’occasioni mancate o cos’altro? Hai avuto qualche storia veramente importante nella tua vita?
RISPOSTA:
Te l’ho detto, io sono riservato, mica sono Miele…….. Di sicuro i sentimenti hanno giocato un ruolo molto importante nella mia vita, ma diciamo, francamente (come parlo dalemiano oggi….) che, più che conquistare, sono stato conquistato. La mia vita sentimentale? Forse troppo intensa, forse insoddisfacente….. (e più di tanto non mi sbottono!)

10) Hai trovato forti differenze ( intendo soprattutto caratteriali o di mentalita’) fra le donne della Sicilia e quelle di Firenze o comunque della Toscana? E del “milieu bloggheristico” romano che hai avuto modo di frequentare piuttosto recentemente cosa mi dici? RISPOSTA:

Come mentalità, al giorno d’oggi, non trovo grandi differenze. Se parliamo di carattere, invece……
Le fiorentine e le pratesi (non tutte, solo quelle che ho conosciuto io) sono le peggiori, se non fai parte di certi giri ti snobbano, se sei serio sei palloso, se non sei serio sei un pagliaccio e poi, sembrano così aperte, ma sono spesso finte….. A Roma ed in Sicilia la musica è totalmente diversa e il “milieu bloggheristico romano” è davvero fenomenale. Provare per credere!

11)C’e’ chi sostiene che “amare e non essere amati” e’ una perdita di tempo.
Altre persone invece sostengono che quella e’ la forma di amore piu’ pura che esista.
Tu che ne dici?
RISPOSTA:
Tanto tempo fa sentii questa massima: “Amare senza essere amato è come pulirsi il culo senza aver cacato”. Perdonami la volgarità, ma rende l’idea. Coloro che sostengono che sia la forma più pura, l’hanno mai provata sulla loro pelle? E poi, sarà anche la più pura, ma secondo me è anche la più rovinosa.

12) Faccio leva ora sul tuo lato “politicomane”
Dammi un giudizio su queste donne del passato:
-MARGARET THATCHER : La lady di ferro era una vera leader, a quando una Maggie laburista?
-INDIRA GANDHI : Qualcuno credeva che fosse facilmente manovrabile e invece…..
-GOLDA MEIR : Rileggendo la sua biografia possiamo ritrovare tutta la forza del mito della fondazione, dello sviluppo e della difesa dello Stato d’Israele. Indimenticabile il suo incontro con re Abdallah di Giordania per come è narrato da Lapierre e Collins in “Gerusalemme, Gerusalemme”.
-EDITH CRESSON : Ha ricoperto svariate cariche in ambito nazionale ed europeo ottenendo numerosi riconoscimenti. Come vedi, molti paesi civili hanno avuto una donna come capo del governo, l’Italia no.

13) E ora dammene uno su queste donne della politica italiana di oggi.
-EMMA BONINO : Una grande leader politica (la migliore che abbiamo in Italia), ma soprattutto una donna, una grande donna che ha nella generosità e nella cocciutaggine le sue migliori qualità.
-GIOVANNA MELANDRI : Molto carina e simpatica, la vedrei bene alle Pari opportunità. Non è una leader (Salviamola da Socci!)
-ROSY BINDI : W Umberto Veronesi Ministro della Salute!
-STEFANIA CRAXI : Donna di grande sensibilità e intelligenza alla quale vorrei ricordare, però, che una grande forza socialista non si costruisce celebrando continuamente i meriti del padre e menando fendenti contro tutti i suoi nemici veri o presunti. PS preferisco Chiara Moroni.
-ALESSANDRA MUSSOLINI : Grande combattente e “femminista di destra”, per il resto mi piace poco: onora il cognome che porta.

14) In generale preferisci quei Paesi laddove le “first ladies” hanno una grossa importanza nel momento elettorale ( es. Stati Uniti) o quelli in cui ( perlomeno tradizionalmente es. Inghilterra) tengono un “passo indietro” ? RISPOSTA:
Non mi pongo di questi problemi, in generale preferisco tutti quei Paesi in cui le donne, in politica, così come in tutti gli altri campi, non incontrano quegli ostacoli e quelle resistenze che permangono ancora in Italia.

15) Come pensi si possa incentivare una maggiore partecipazione diretta delle donne alla vita politica?
Spesso si e’ discusso di “quote elettorali” .
Secondo te sarebbe sufficiente oppure pensi ci vorrebbe qualcosa di piu’ efficace? RISPOSTA:

Sono stato sempre contrario alle quote. Se tu introduci le quote per le donne, poi potresti trovare tutta una schiera di categorie pronte a chiedere un minimo di rappresentanza: i bianchi, i neri, i gialli, i giovani, gli anziani, gli operai, gli industriali, magari pure i bloggers……. Il problema è culturale prima ancora che legislativo e se proprio vogliamo mettere le mani sulle regole, cominciamo dagli statuti dei partiti!!! Quella della rappresentanza delle donne è una questione fondamentale. Se tra dieci anni avremo ancora un numero così basso di parlamentari donne (per non parlare poi di leadership al femminile) potremo considerarci a tutti gli effetti fuori dall’Europa.

16) Alcuni commentatori , intellettuali e analisti sostengono che la fase attuale piu’ che uno “ scontro di civilta’” prefigura una sorta di “ battaglia sul corpo delle donne” ?
Tu che ne pensi?
RISPOSTA:
Potrei citarti molti casi: burqa, infibulazioni, donne kamikaze, la stessa legge 40…… Lo scontro attuale non è fra due civiltà, ma tra le civiltà nel loro complesso e l’inciviltà dei fondamentalismi religiosi (tutti compresi). Ogni fondamentalismo religioso tende tramite la legge, la forza delle “tradizioni” o il lavaggio del cervello a piegare la volontà della donna a disegni che sono storicamente il portato di culture maschiliste e violente. Sono disegni folli, tragici, rovinosi, ma, per fortuna, anche perdenti.

17) in generale ritieni che l’attuale societa’( non mi riferisco solo alla politica ma anche al mondo del lavoro, della produzione, della scuola, della cultura, delle comunita’)sia ancora troppo maschilista?
Oppure la trovi equlibrata ( intendo nei diritti, nei doveri, nelle opportunita’)?
O che altro giudizio ne dai? RISPOSTA:

Ti cito il mio post dell’otto marzo.

Oggi, 8 marzo 2004, festa delle donne.

Perché?

Nel 1910, a Copenaghen si tenne la Conferenza internazionale delle donne socialiste che avanzò due proposte: l'estensione del diritto di voto alle donne e l'istituzione di una giornata nella quale le donne provenienti da ogni parte del mondo si riunissero per confrontare le proprie conquiste.

Alla fine si scelse la data dell'otto marzo per ricordare il giorno in cui (1908), a New York, avevano manifestato migliaia di lavoratrici per denunciare lo stato di sfruttamento selvaggio e per ricordare le 19 compagne morte il giorno prima all' interno di un' industria tessile (era divampato un incendio all' interno della fabbrica nella quale 129 lavoratrici in sciopero erano state chiuse dal proprietario per impedire l' accesso dei sindacalisti).


Da allora la data dell'otto marzo è entrata nelle coscienze delle donne e degli uomini.


Però ultimamente da più parti sento dire: "Ma che senso ha? Ormai c'è la piena parità".


Certo amici miei, andatelo a raccontare a quelle donne che in ogni parte del mondo (specialmente nei paesi più poveri) vengono sfruttate, violentate, infibulate già da bambine, ridotte in schiavitù e avviate coattivamente alla prostituzione.

Magari, oggi, una parte delle donne occidentali ha la "colpa" di celebrare l'otto marzo in maniera frivola (magari assistendo ad uno spogliarello maschile), ma anche questo è un loro diritto e una loro conquista (sempre che la loro coscienza non si addormenti del tutto e per gli altri 364 giorni dell'anno non si dimentichino dei propri diritti e di quelli delle donne meno fortunate).

E no, cari amici e care amiche, fin quando ci sarà una sola donna al mondo vittima del maschilismo, l’otto marzo avrà senso, fin quando l'uomo che fa tante conquiste verrà considerato un playboy e la donna una puttana, l'otto marzo sarà anche la mia festa, la festa di quegli uomini (pochi per la verità) e di quelle donne che non ritengono sia ancora concluso il cammino verso la piena parità dei diritti in Italia (siamo penultimi nell' Unione europea come numero di donne parlamentari, che vergogna!), in Europa, nel mondo.
Io la penso ancora così.

18) Una domanda sui maschi adesso. Fra i vari blogger cannocchialeschi di sesso maschile ce n’e’ qualcuno che ti da’ l’idea di un gran conquistatore di donne?
Se si’ facci qualche nome. RISPOSTA:

Io penso che Jacopo abbia tutto il classico fascino dell’intellettuale, per non parlare poi di Aldo Torchiaro….. Poi c’è Titollo che dovrebbe essere il miglior tombeur de femmes del Cannocchiale e invece sostiene di essere amato da una sola donna, la madre: evidentemente non si applica……

19) avresti una buona predisposizione mentale ad accettare una fidanzata piuttosto anziana rispetto a te, o altresì una ragazza decisamente piu’ giovane di te?RISPOSTA:
L’importante è che siano maggiorenni………. Scherzo, una volta avevo la fissa della coetanea, adesso non ce l’ho più, anche perché mi sono reso conto di avere maggior successo con ragazze un po’ più grandi di me….
Però non vorrei mai avere una seconda mamma, ecco perché con le trentenni non mi sento ancora a mio agio: credo ci sia un’eccessiva differenza di maturità.

20) Filippo dimmi la verita’ : in qualche momento ti senti un po’ come il protagonista del film di Francois Truffaut “ L’uomo che amava le donne” ?
RISPOSTA:
Caro liblab, ti confesso di essere veramente ignorante in campo cinematografico. Però mi hai dato un ottimo consiglio, magari questo film potrei vederlo con la mia amica Vecuvia, lei sì che se ne intende.




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4 ottobre 2004

ALETHEIA

Non so se tutti voi conoscevate il blog di Aletheia , ovverosia il blog di Clelia.
Uso i verbi al passato poiche'nell'ultimo fine settimana tutti i vecchi post sono stati cancellati.
Era uno dei blog , almeno a parer mio, piu' interessanti della piattaforma cannocchialesca e probabilmente, su scala piu' ampia, di vastissima quota della "blogosfera".
I suoi interessantissimi post trattavano di storia, di filosofia, di archeologia, di antropologia , di letteratura, talvolta anche di musica o di politica.
Recentemente aveva aperto anche una interessante biblioteca.
Il suo blog era un 'autentica oasi culturale , i suoi post molto ricchi, anche di link che consentivano eventualmente ulteriri approfondimenti delle questioni o dei personaggi trattati.
La lettura dei suoi post mi dava sempre una duplice sensazione: da un lato erano "riposanti" perlomeno rispetto a moltissimi blog "urlanti" e "urlati", magari anche legittimamente urlanti e urlati, dall'altra pero' stimolavano a pensare, a cercare ulteriori approfondimenti.
Io stesso ero talvolta in imbarazzo poiche' riconoscevo che le tematiche che Clelia poneva piu' che esaurirsi nel piccolissimo ( e talvolta angusto) spazio di un commento avrebbero richiesto anni e anni, forse vite intere, per poterci fare approfondimente realmente esaurienti.
Ad oggi ( e CambiareaSinistra ha fatto benissimo a lanciare l'allarme ) ci sono solo ipotesi.
Taluni sostengono ad esempio la tesi di un passaggio alla piattaforma di Splinder ( ed effettivamente una registrazione esiste).
Altri sostengono altresi' che in realta' si tratterebbe soltanto di una prenotazione per far si' che altri nopn utilizzino ( magari in maniera inappropriata) tale dominio.
Io non so cosa pensare.
A questo punto mi auguro che sia vero il trasferimento su Splnder ( anche se quando Taniwha opero' in tal senso ricordo che Clelia affermo' che qualora si fosse stufata del blog avrebbe chiuso tutto anziche' traslocare su altre piattaforme).
Da parte mia dico questo:
mi dispiace molto ( anche per il fatto che abbia cancellato tutti i post dato che erano un'autentica miniera di dati, informazioni, curiosita' , stimoli culturali ecc...) ma nello stesso tempo ritengo che qualsiasi scelta sua vada rispettata, e profondamente.
Sperando che legga queste parole le dico anche che difficilment euna persona cosi' si puo' dimenticare in fretta.
Pertanto le auguro qualsiasi bene, qualsiasi cosa fara' in futuro.
Una sola cosa mi sentirei di chiederle: magari un commento in cui ci dica che sta bene .
Perlomeno sarebbe una grossa rassicurazione.




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27 settembre 2004

CARI LEADERS DS VI SCRIVO...


In vista delle possibili ( anche se per ora non sicure ) elezioni primarie per designare il prossimo candidato premier del centrosinistra alle elezioni politiche previste per la primavera del 2006 pare abbiano dato la loro disponibilita’ a candidarsi soltanto Romano Prodi, Fausto Bertinotti mentre per i DS l’unico che ha dichiaratamente dato qualche segnale sembra essere l’ex ministro del Lavoro, Cesare Salvi, della minoranza interna. La sensazione e’ che i leaders della Quercia preferiscano aspettare magari il 2011 per raccogliere l’eredita’ di un Romanone che non intenda piu’ candidarsi ( come da lui annunciato quest’ estate) o di un Cav. rieletto per la seconda volta consecutiva.
Pero’, caro Pierluigi Bersani, caro Massimo D’Alema, caro Piero Fassino, caro Walter Veltroni ( e l’ordine, parafrasando il Craxi annata 1992 a colloquio con Oscar Luigi Scalfaro quando i postulanti erano Giuliano Amato, Gianni De Michelis e Claudio Martelli, non e’ solo alfabetico) dovete stare attenti.
Il fatto e’ che in politica non sempre si puo’ godere di un numero infinito di occasioni per poter esercitare una leadership.
Volete qualche esempio?
Nell’estate 1976 quando fu celebrato in un albergo sulla via Aurelia a Roma,( il Midas ), il Comitato Centrale del PSI successivo alla sconfitta elettorale del giugno, il favorito della vigilia non era Bettino Craxi.
Narra Vittorio Emiliani che, dalla corrente socialista della CGIL facente capo allora ad Agostino Marianetti ( segretario generale aggiunto durante l’era di Luciano Lama ) e dal circolo degli intellettuali di “Mondoperaio” era nata l’idea di candidare alla segreteria Antonio Giolitti.
Pare che sul suo nome convergessero i “grandi vecchi “ del partito ( Pietro Nenni, Giacomo Mancini , il segretario uscente Francesco De Martino , Sandro Pertini e anche Riccardo Lombardi che pure in passato con Giolitti aveva avuto contrasti).
Emiliani racconta che , essenzialmente, erano quattro giornalisti a seguire nella totalita’ i lavori ( egli per “ il Messaggero,
Giampaolo Pansa per il “Corriere della Sera”, Gaetano Scardocchia per “La Stampa” , Fausto De Luca per “la Repubblica”).
Ricorda anche che i quattro, chiesero a Franco Roccella , anch’egli giornalista, un incontro con Giolitti ai margini del Comitato Centrale. .
Gli rivolsero questo discorso: “noi rappresentiamo i quattro piu’ importanti quotidiani d’Italia , sappiamo di questa tua possibile candidatura e siamo disposti ad appoggiarla, comunque a presentarla in modo decisamente positivo , tocca pero’ a voi e a te lanciarla concretamente. In sostanza gli dicemmo.: chiedi la ripresa dei lavori ( l’incontro si svolse durante una pausa) , entra e fa’ il “discorso della corona”. Giolitti ci ringrazio’ , schiarendosi nervosamente la voce come usava fare , ma sostanzialmente lascio’ intendere che non se la sentiva , che non riteneva ancora maturo il “ gran momento” “.
La notte successiva emerse , a sorpresa, il nome di Bettino Craxi ( che si badi bene, allora rappresentava una frazione del partito attorno al 10% perlopiu’ legata a Pietro Nenni e alla tradizione riformista-autonomista milanese).
Sappiamo come e’ andata: Craxi restera’ segretario per oltre 16 anni e mezzo, mentre Giolitti ( allora sessantenne) uscira’ sostanzialmente dalla politica di primo piano ( si parlo ‘ di una sua possibile candidatura alle presidenziali del 1978 quando fece parte, con Giuliano Vassalli e con Sandro Pertini poi eletto della “terna” socialista per il Quirinale).
Un altro esempio?
Nei primissimi anni Novanta il governatore dello stato di New York, l’italoamericano Mario Cuomo era probabilmente il politico piu’ prestigioso del Partito Democratico.
Poteva essere lui a sfidare George Bush padre alle presidenziali del novembre 1992.
Preferi’ rinunciare , memore anche delle difficolta’ che ebbe quattro anni prima il governatore del Massaschusetts, l’oriundo ellenico Michael Dukakis , il quale pago’ elettoralmente anche il fatto di non essere un perfetto WASP ( White, Anglo-Saxon, Protestant) .
Altresi’ William Jefferson Blythe IV ( overossia Bill Clinton ) era sostanzialmente un “outsider” della politica , governatore di un piccolo e poco quotato ( anche se era stato a lungo rappresentato al Senato da William J. Fulbright ) stato del Sud: l’Arkansas .
Alle primarie Clinton e i suoi quattro sfidanti ( il senatore del Massaschusets, Paul Tsongas, anch’egli oriundo greco, il senatore del Nebraska Bob Kerrey, il senatore dell'Iowa Tom Harkin e l’ex governatore della California Jerry Brown) furono soprannominati i “Cinque nani” del Partito Democratico che dovevano sfidare il “gigante “ Bush).
Anzi, nel primo Stato chiamato alle urne, il New Hampshire, Tsongas precedette Clinton ( 35 contro 26 % ) .
Poi sappiamo tutti come e’ andata a finire: Clinton sbaraglio’ gli altri “quattro nani” a partire dal “Super-martedi’2 elettorale del 10 marzo 1992 e poi sconfisse Bush a novembre insediandosi per otto anni alla Casa Bianca.
Cuomo , purtroppo, fu poi sconfitto ( per un terzo mandato da governatore ) nel 1994 da George Pataki.
Oggi certo, Cuomo e’ancora considerato un esponente autorevole e prestigioso del partito dell’Asinello ma certo non ha lo stesso peso ( anche nell’immaginario collettivo di almeno meta’ del Paese)di Bill Clinton , come testimoniato anche dall’ultima Convenzione.
Volete un altro esempio ancora?
Spostiamoci in Europa.
Nel 1995, Jacques Delors poteva essere il candidato naturale per la successione a Francois Mitterrand a presidente della Repubblica francese.
Era stato presidente della Commissione esecutiva di Bruxelles per due mandati ( 1985-1995) ed era molto apprezzato ( anche a livello di sondaggi).
Poteva essere l’erede piu’ autorevole della politica europeista dello statista di Jarnac ( del quale, da cattolico, aveva condiviso la svolta impressa al Partito Socialista impressa a partire dal congresso di Epinay del giugno 1971).
Tantopiu’ che la destra moderata e neogollista era molto divisa fra il favorito, il premier Edouard Balladur, il sindaco di Parigi Jacques Chirac e Philippe de Villiers, senza considerare l’estrema destra di Jean Marie Le Pen. Tuttavia l’11 dicembre 1994 Delors annuncio’ in televisione l’intenzione di non candidarsi.
Gia’ nel 1992 , alla caduta del governo di Edith Cresson , Mitterrand aveva sondato una candidatura di Delors a primo ministro , ma costui declino’ l’offerta ( fu poi scelto Pierre Beregovoy).
Dopo la rinuncia televisiva il Partito Socialista inizio’ ( inverno 1994-1995) una consultazione interna, la contesa fu principalmente fra Lionel Jospin ed Henri Emmanuelli .
Il 3 febbraio 1995 fu poi scelto Jospin che cosi’ , fu poi il “dominus” della gauche nei successivi sette anni mentre dalla primavera dello stesso anno inizio’ nell’Esagono l’era di Jacques Chirac, la cui rimonta produsse dapprima la sconfitta di Balladur al primo turno e quella di Jospin al ballottaggio ( 23 aprile – 7 maggio 1995).
E cosi’ oggi anche Delors e’ in seconda fila rispetto ala politica francese( perlomeno rispetto a Chirac).

E certo non vorrei andare ben piu’ indietro nel tempo tirando fuori le storie veterotestamentarie di Esau’ e Giacobbe sulle primogeniture vendute in cambio di un pianto di lenticchie oppure le vicende che videro protagonisti, attorno al soglio pontificale nel XIII-XIV secolo Celestino V ( Pietro da Morrone) e Bonifacio VIII ( Benedetto Caetani).

Solo per restare in un ambito di centrosinistra moderno chi puo’ avere la controprova e dire se Antonio Giolitti sarebbe stato un buon segretario del PSI ,migliore o peggiore anche a seconda dei punti di vista , di Bettino Craxi?

Chi puo’ dirci se Mario Cuomo sarebbe stato o meno un buon presidente degli Stati Uniti d’America, migliore o peggiore di Bill Clinton?

Chi puo’ dirci se Jacques Delors sarebbe stato o meno un buon inqulino dell’Eliseo, migliore o peggiore di Lionel Jospin come leader della Sinistra e di Jacques Chirac come presidente ?


Pero’ cari leaders DS vi invito a non lasciare perduta un occasione , a non pensare che una posizione possa politicamente essere tale per sempre poiche’ alcuni “treni” non passano infinite volte.
L’occasione potrebbe essere qui e ora, pensateci.

POSCRITTO
Lo scrivente non e’ un esaltatore della “personalizzazione della politica”.
Ne conosco limiti, rischi, negativita’.
E i cosiddetti “partiti personalizzati “ poco mi piacciono.
Pur tuttavia credo nella possibilita’ di una “leadership trasformazionale “ in grado di coagulare su un buon programma buone possibilita’ di cambiamento utili per la Sinistra e per il Paese.




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22 settembre 2004

RICORDO DI UN UOMO DI SINISTRA

Il 17 giugno scorso e’ stato celebrato il ventesimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer , segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984.

Il 19 gennaio 2005 ricorrera’ il quinto anniversario della morte in quel di Hammamet ( Tunisia ) di Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano dal 1976 al 1993 e presidente del consiglio dei ministri dal 1983 al 1987.

A conti fatti ambedue gli avvenimenti produrranno moltissimi dibattiti, articoli di rievocazione , interviste, libri celebrativi e commemorativi, ricordi televisivi ecc…

Purtroppo pero’ , a ideale mezza strada fra questi due avvenimenti, in questi giorni( il 18 settembre) e’ passato sotto silenzio il ventesimo anniversario della scomparsa di un grandissimo uomo della sinistra, un uomo per certi versi piu’ attuale di Berlinguer e di Craxi : Riccardo Lombardi.

Nato a Regalbuto ( provincia di Enna) il 16 agosto del 1901; anche a causa della severa educazione cattolica ricevuta in famiglia si avvicino’ , nei primissimi anni Venti, al sindacalismo cattolico di Guido Miglioli per poi staccarsene e avvicinarsi al movimento politico socialista-liberale di “Giustizia e Liberta’” fondato dai fratelli Carlo e Nello Rosselli.

Lombardi non aveva una visione politica ristretta alla figura di Karl Marx ma coniugava cio’ palesandosi come grande studioso di John Maynard Keynes , di Joseph Alois Schumpeter nonche’ del filone dell’austro-marxismo.

Laureato in ingegneria al Politecnico di Milano un iva una grandissima comprensione dei problemi sociali ad una forte visione economicista , capace di arrivare financo ai grandi scenari planetari.

Antifascista, nel 1930 in un’azione degli squadristi fascisti milanesi gli fu compromesso , mediante bastonatura, l’uso di un polmone( fu picchiato con tubi di gomma e sacchetti di sabbia).

Fu tra i fondatori, nel 1942 del Partito d’Azione sorto quale erede del “Giustizia e Liberta’” rosselliano .

Fra le altre cose , Lombardi scrisse il punto XII del programma: “ Il Partito d’Azione assegna al nuovo Stato il compito di un piano di ricostruzione economica che coordini i due settori a gestione socializzata e a gestione privata , indirizzi la politica finanziaria , del credito industriale e dei lavori pubblici all’integrale utilizzazione della capacita’ produttiva dei Paesi e all’assorbimento delle energie di lavoro disponibili. Questo piano di ricostruzione nazionale dovra’ essere inquadrato in un Piano Europeo e mondiale di piu’ razionale distribuzione delle materie prime , delle industrie produttive , dei traffici e delle forze del lavoro .

Tale coordinamento economico, il cui fine dev’essere di sviluppare al massimo la circolazione libera degli uomini e delle merci sulla Terra, e’ alla base del nuovo ordine democratico internazionale”.

Si noti l’attualita’ di quelle parole.

Nell’immediato dopoguerra fu prefetto di Milano liberata, ministro dei Trasporti nel primo gabinetto presieduto da Alcide De Gasperi ( unico incarico governativo dell’intera carriera politica di Lombardi), direttore dell’Avanti, deputato all’Assemblea Costituente del 1946-1948 ( poi sempre rieletto fino alle elezioni politiche del 1983 nel vastissimo collegio elettorale di Milano-Pavia).

Allo scioglimento del Partito d’Azione ( 29 agosto 1947) nella cui ultima fase Riccardo Lombardi era stato anche segretario politico scelse la confluenza nel Partito Socialista Italiano.

All’immediata vigilia delle elezioni legislative del 18 aprile 1948 Riccardo Lombardi fu l’unico autorevole dirigente socialista ( a parte Giuseppe Saragat che nel 1947 per l’identico motivo nella scissione di Palazzo Barberini fondo’ il PSLI, Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, poi PSDI) a opporsi al “Fronte Popolare” sotto le insegne di Giuseppe Garibaldi con il PCI di Palmiro Togliatti.

Il rapporto di Lombardi con il PCI fu spesso caratterizzato da aspre divergenze anche se cio’ non mutava la convinzione ferma del ruolo storico delle forze della sinistra nella costruzione della nuova societa’ ( Lombardi soleva definirsi “ acomunista viscerale” , si badi bene : non “anticomunista” ma “acomunista”).

All’opposizione negli anni del centrismo e’ bene ricordare alcune sue dichiarazioni dell’epoca.

“ Che cosa e’ essenziale per la nascita della democrazia in Italia? E’ essenziale che il Paese sia attivizzato, che il piu’ grand enumero possibile di lavoratori di tutti i ceti sia interessato politicamente ed economicamente ad uno Stato democratico , al punto che tutti si sentano minacciati quando la democrazia e’ in pericolo”.

E ancora ( parole molte attuali in questi giorni): “ Io non giudico un partito politico dal suo programma, che e’ come qualcosa di astratto ed esangue , ma dall’atteggiamento che esso tiene in quei due o tre problemi essenziali che si presentano in una fase decisiva , dal risalto, dallo spiccocce esso sa dare alle soluzioni concrete dei problemi posti dalla situazione”.

Alla fine degli anni Cinquanta , alla ratifica dei Trattati istitutivi del Mercato Comune Europeo,quando una parte della sinistra ancora parlava di “tenaglia capitalistica destinata a stritolare la povera Italia” i socialisti erano riusciti faticosamente e solo grazie all’azione personale e politica di Lombardi ad assumere una posiziona diversificata mediante astensione.

Oggi puo’ sembrare poco, all’epoca richiedeva coraggio.

All’immediata vigilia del primo governo organico di centrosinistra ( primi anni Sessanta) Lombardi sostenne fortemente la necessita’ di “ riforme di struttura” (paventando nel contempo il pericolo derivato dalle “ riforme dimezzate” , quelle cioe’ che rimangono nelle intenzioni ma non si traducono mai in fatti concreti), concependo di fatto queste riforme come un passaggio di “alternativa” dal capitalismo al socialismo ( quale vero erede della tradizione liberale).

La riforma che vide piu’ Lombardi combattere in quegli anni fu la nazionalizzazione dell’energia elettrica.

Negli anni successivi vasta pubblicistica imputera’ a questa riforma numerosi guasti dimenticando che pero’ anziche ‘ essere fatta come Lombardi desiderava ( distribuendo obbligazioni agli azionisti delle societa’ espropriate) fu realizzata in altra maniera ( corrispondendo di fatto gli indennizzi direttamente alle societa’ espropriate, vera origine di tanti guai).



Negli anni successivi all’esperienza del centrosinistra la figura di Lombardi passo’ relativamente in secondo piano ma cio’ non gli impedi’ di continuare a rivelarsi un politico molto avanzato rispetto ala sua epoca ( l’accusa , o il complimento a seconda dei punti di vista,di “presbiopia politica” , di vedere cioe’ meglio i programmi a lunga gittata dimostrando invece disprezzo e rischiando di inciamparci nei piccoli problemi dell’ordinaria amministrazione, gliela fece fra gli altri anche Indro Montanelli).

Nei primi anni Settanta Riccardo Lombardi accolse favorevolmente la proposta fatta dall’autorevolissimo dirigente del PCI Giorgio Amendola riguardo all’ipotesi di un governo PCI-PSI-PSDI , in grado di governare eventualmente anche con il 51 % dei consensi dell’elettorato.

Scrisse Lombardi : “Fino al 50 % tutto va bene, al di la’ c’e’ il potere: si irrobustisce , quindi, ,la opposizione contro lo strapotere della DC. Il superamento di tale soglia- ed e’ questo che ha spinto molti politologi a parlare di una fantomatica soglia del 45 % insuperabile per la sinistra- porta ad un salto non quantitativo, ma qualitativo.

Il raggiungimento del 51 % significherebbe che una buona parte dell’elettorato ha mutato opinione, che e’ disposta a dare il voto , il suo consenso, alla sinistra , non gia’ per condizionare meglio il potere dell’altro partito, quello moderato, quanto per mandare la sinistra al potere [ … ] . Io ipotizzo che il raggiungimento del 51 % , gia’ di per se’, avrebbe un significato maggiore del suo valore numerico, testimonierebbe un salto qualitativo della volonta’ politica dell’elettorato , anche se naturalmente questo salto di qualita’ non basta. Ma se il 51 % dovesse essere raggiunto in una situazione di grani lotte di massa e di elevata tensione morale e politica le cose muterebbero [ … ] . La prospettiva del governo dele sinistre, dell’alternativa, non deve necessariamente essere vincente alla prima prova elettorale. Forse occorrera’ perdere la battaglia per poi vincere la guerra”.

Di fatto la proposta amendoliana e lombardiana fu accantonata da Enrico Berlinguer che dopo i fatti dell’11 settembre 1973 ( colpo di stato di Augusto Pinochet Ugarte contro Salvador Allende Goossens in Cile) preferi’ indicare la prospettiva di un “ compromesso storico” paventando nel contempo i rischi ( e la debolezza intrinseca) di un governo che si reggese sul consenso del 51 % del Paese.

Lombardi commento’ amaramente ai suoi sostenitori : “ Vedete, io non ho paura del 51 per cento . A me fa paura governare con il 90 per cento”.

Pur non esponendosi in maniera diretta Riccardo Lombardi fu di fatto contrario all’ascesa di Bettino Craxi alla segreteria del PSI al congresso del Midas nell’agosto 1976 quando Francesco De Martino fu disarcionato dala segreteria in seguito alla sconfitta elettorale del 1976.

Vinse la generazione dei quarantenni ( i Craxi, i Manca , i Signorile, i Lauricella ) .

Forse Lombardi avrebbe preferito al posto del nenniano Craxi il lombardiano Signorile oppurem avrebbe appoggiato volentieri il suo antico avversario interno al tempo del centrosinistra , Antonio Giolitti se solo questi si fosse dimostrato maggiormente desideroso di aspirare alla massima carica anziche ‘ preferire il “low profile” ( come riportato da un giornalista di provata fede lombardiana, Vittorio Emiliani nel bel libro “ Benedetti, maledetti socialisti” edito da Baldini & Castoldi nel 2001).

Pero’ di fronte alle forti accuse seguite all’elezione di Craxi contro quest’ultimo ( fu accusato di essere un “ americano” con la kappa oppure il “ tedesco” per la sua efficienza e per la sua simpatia verso la socialdemocrazia tedesca, elemento questo che purtroppo all’epoca attirava piu’ antipatie che simpatie nel campo della sinistra) Lombardi lo difese dicendo che : “ un cattivo vescovo puo’ poi rivelarsi un buon papa”.

In quegli ultimi anni fu presidente del partito , ma la carica ebbe piu’ effetto onorifico se non decorativo che operativo.

Una certa antipatia personale di Pertini nei suoi confronti ( anche questa citata da Emiliani ) gli impedi’ di diventare senatore a vita dopo la morte di Ferruccio Parri, altro azionista ( gli fu preferita Cammilla Ravera).

Narra Emiliani che Lombardi attendesse, insieme a Pietro Nenni, nel luglio del 1978 l’esito del XVI scrutinio presidenziale in uno studio di Montecitorio.

Quando un giovane deputato socialista corse a portare la notizia dell’elezione di Pertini Nenni commento’: “Ah, grande cuore , generoso combattente” mentre Lombardi non riusci’ a trattenere di aggiungere : “ Si’, ma cervello politico di gallina”.

La battuta era corrosiva e certo non fece piacere a Pertini che di Lombardi disse ( rinfacciandogli la sua origine giovanile cattolica ) “ Semel abbas, sempre abbas “ ( “prete una volta, prete per sempre”) questa citata da Ugo Intini .

Fatto sta che il decreto di nomina a senatore a vita ( gia’ preparato da Tonino Maccanico non fu controfirmato e gli fu preferita la Ravera per il laticlavio).

Negli ultimi anni comunque Lombardi fu forse l’unico dirigente capace di operare qualche critica all’andazzo del partito.

Fu lui e non Berlinguer come qualcuno crede , il primo a parlare di “ mutazione genetica” nel partito.

Disse , a meta’ fra l’ironico e l’amarissimo : “ Ci sono piu’ socialisti in galera oggi che ai tempi del fascismo”.

Si era nei primi anni Ottanta e , conoscendo il suo forte e schietto antifascismo , una frase del genere doveva costargli moltissimo, in termini anche di travaglio interiore.

Al Congresso di Verona ( il 43. esimo del Partito , svoltosi dall’11 al 14 maggio 1984 e ricordato in seguito per i fischi a Berlinguer e per il debutto delle scenografie di Filippo Panseca ) Riccardo Lombardi fu l’oratore piu’ applaudito e si dice che la cosa non fu graditissima a Craxi.

Fu anche uno dei pochi ( allora assieme a Norberto Bobbio) a criticare la riconferma avvenuta “ per acclamazione” di Craxi alla segreteria al termine di quel congresso.

Lombardi stigmatizzo’ il “Fuhrer-prinzip” ovvrossia il “principio del capo” che rischiava di corrodere il partito.

Mori’ purtroppo solo quattro mesi dopo , il 18 settembre del 1984.

Come avrete potuto notare si tratto’di un politico originale e che molte volte si trovo’ in contrasto con coloro che rappresentarono l’idea di sinistra in Italia negli ultimi venticinque anni del XX secolo ( cioe’ coloro che Giampaolo Pansa, , chiamava rispettivamente, “ re Enrico” e “ re Bettino”) finendo forse per essere, perlomeno a parer mio , piu’ attuale di loro due al giorno d’oggi e per la sinistra di domani.

Lombardi morendo allora non vide due eventi cruciali che sarebbero accaduti di li’ a poco: la caduta del muro di Berlino ( 9 novembre 1989 ) e le vicende di Tangentopoli- Mani Pulite ( 1992-1994) .

Vicende in cui ( specialmente nel primo caso, per i suoi riflessi sulla politica globale) la voce di Lombardi sarebbe stata molto utile.

Sarebbe stato utile che, caduto il muro e i sistemi politici d’oltrecortina subito dopo qualcuno avesse potuto ricordare che: “ La parola “alternativa” puo’ essere utilizzata in varie accezioni. Si puo’ ipotizzare [ …] un’alternativa programmatica che operi in senso riformistico all’interno del sistema capitalistico. Noi abbiamo scelto la via , certo piu’ difficilmente praticabile , di un’alternativa di governo delle sinistre per avviare la transizione verso il socialismo […] .

Contesto una preoccupazione , talora aleggiante, secondo la quale la linea dell’alternativa di sinistra, intesa come alternativa al sistema capitalista, possa essere qualcosa di avventuroso o di irrealistico” ( da l’Avanti, 5 marzo 1976).






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